Crisi di Governo: vince Renzi che conferma Conte. Ma il Popolo italiano vincerà oppure no?

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In questa pazza estate vissuta sotto l’ombrellone, con un occhio alle dirette Facebook e l’altro al calendario che per molti italiani ha rappresentato il conta tempo per la fine delle proprie vacanze, era davvero difficile azzardare previsioni.
Dopo aver assistito l’8 agosto all’apertura della più pazza ed anomala crisi di Governo di sempre con le dichiarazioni in Senato del principale artefice di questa paradossale ed incredibile situazione Matteo Salvini che sfiduciava il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dando il via ufficiale alla crisi del governo gialloverde, abbiamo deciso più cautamente di indicare quelli che a nostro avviso sembravano i vincitori, almeno fino al 20 agosto, sullo scacchiere della crisi.
Poi, dopo il discorso di Conte in Senato, abbiamo assistito al ‘ribaltone’ ed al rocambolesco capovolgimento del quadro politico. Fino a stamattina, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte che, come prassi, l’ha accettato con riserva dando però immediatamente il via alle consultazioni.
Anche adesso, però, l’esperienza ci suggerisce di essere cauti e di non azzardare alcuna previsione, nonostante la situazione sembri chiara ed ormai definita.
I prossimi passi, infatti, che muoverà Giuseppe Conte all’interno di questa crisi sono facilmente prevedibili perché scritti nelle norme che disciplinano la consuetudine in presenza di una crisi di Governo e di consultazioni con conferimento di incarico di formare il Governo da parte del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio incaricato. Ma ci sono delle varianti non di poco conto che ci inducono ad esser cauti. Come ad esempio la formazione della squadra di governo col rebus della presenza o meno di Luigi Di Maio, capo politico dei Cinque stelle, al suo interno e come il nodo Rousseau, che sonderà il parere degli iscritti al Movimento sul Si o sul No al nuovo Governo guidato da Giuseppe Conte. Ma su questo ci sbilanciamo: la posta in palio è così alta per il Movimento che ora piace anche a Bruxelles che si farà di tutto perché il Ni della base diventi un Si, magari senza plebiscito per dare sempre più l’idea di votazioni libere e per nulla pilotate. Basta crederci, del resto, e poche migliaia di click in un attimo saranno l’espressione di un più largo consenso della base in nome della trasparenza e del post ideologismo che piace tanto ai pentastellati.
Ma torniamo all’analisi dei vincitori e dei vinti.
Avevamo una convinzione e cioè che a vincere in questa fase della crisi fino ad oggi fossero stati i due Matteo posizionati su fronti opposti e cioè Salvini e Renzi. Oggi, la convinzione che a vincere nel campo delle sinistre sia stato Matteo Renzi resta, anzi, accresce sempre più.
Non c’è dubbio infatti che la crisi di Governo aperta dalla Lega abbia resuscitato Renzi e i suoi, che hanno annichilito Zingaretti relegandolo al ruolo di mero esecutore delle loro indicazioni. Praticamente, il segretario Dem assomiglia sempre più all’usciere del partito che al suo segretario politico.
Cambia sensibilmente, invece, il nostro convincimento che a vincere nel campo del centro destra sia stato l’altro Matteo.
Se, infatti, è vero che i sondaggi lo danno sempre in netta affermazione e nel contempo dall’opposizione adesso il leader leghista potrà sferzare duramente una maggioranza ancor più inconciliabile di quanto fosse quella in cui lui stesso era vice presidente e Ministro degli Interni (lo sarà ancora fino al voto parlamentare di fiducia a Conte, ndr), è altrettanto vero che con un governo nel quale il Pd torni a dialogare con serenità con Bruxelles, con il favore anche degli USA dopo l’endorsement di Trump a Conte, sarà difficile, soprattutto se il Governo durasse più del previsto, mantenere a lungo il favore del consenso popolare nei sondaggi.
In altre parole, se la piazza invocata da Meloni e l’appuntamento settembrino di Pontida che sarà un po’ come le piazze berlusconiane ai tempi del Polo delle Libertà degli anni ’90 non disarcioneranno conte e il nascente governo giallorosso, beh sarà dura per Salvini e per la Lega reggere a lungo invocando le urne che non arriveranno.
Cosa diversa sarebbe se, al contrario, si verificassero – come è ragionevole prevedere – forti tensioni e divisioni tra M5S e PD su questioni cruciali come le grandi opere le fonti energetiche e altri temi dove la visione è diametralmente opposta.
Ma la domanda che ci poniamo è: dopo la caduta del governo gialloverde proprio sulla diversità di vedute sui grandi temi il Partito democratico, consapevole di ciò, sarà così ingenuo da commettere gli stessi errori fatti dalla Lega e determinare così la caduta anticipata del Governo giallorosso per fare un piacere a Salvini così come ha fatto lui a Renzi? Crediamo proprio di no.
Ma, anche su questo, non azzardiamo previsioni ed aspettiamo di vedere lo sviluppo degli eventi.
Nel borsino della crisi di Governo, poi, tra chi sale e chi scende riscontriamo che a salire sempre più sono le quotazioni di Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia ne ha fatta di strada dai tempi di Azione Giovani, passando per il Ministero della Gioventù con Berlusconi fino ad arrivare ad oggi che guida col piglio della politica navigata un partito in crescita costante che ormai nei sondaggi ha ampiamente scavalcato Berlusconi e Forza Italia.
Grintoso il suo discorso di ieri al Quirinale dopo il colloquio col Presidente Mattarella.
In pochi però hanno colto la sfida che la Meloni ha lanciato nel centro destra proprio a Salvini invocando la mobilitazione di piazza, terreno sul quale il movimentismo di FdI, ereditato dall’esperienza del MSI e di Alleanza nazionale, è sicuramente superiore a quello della Lega che, al contrario, dipende soltanto da Salvini. Che la leader di Fratelli d’Italia abbia intuito proprio questa debolezza in Matteo Salvini e ne voglia approfittare per accreditarsi sempre più come Partito ideologico e fortemente di Destra nella futura inevitabile alleanza riprendendosi il ruolo storico che le spetta di Destra Nazionale?
Crediamo proprio di si.
Ma, anche in questo caso, verificheremo strada facendo.
Veniamo ai cinque stelle.
Siamo fortemente convinti che il Movimento stia abbracciando mortalmente il suo nuovo alleato. Anche se Di Maio ha condotto in maniera seria e composta le consultazioni, dimostrando maturità nei toni e nella sostanza del suo intervento di ieri al Quirinale dopo l’incontro con il Presidente Sergio Mattarella, il futuro del Movimento è ormai nelle mani del Partito democratico e di Renzi. Che, a nostro avviso, dopo avere ammaliato i pentastellati con la prospettiva di restare in sella e di continuare a farlo come partito di maggioranza relativa indicando il Presidente del Consiglio ancora nella figura di Giuseppe Conte, si toglierà tutti i sassolini dalle scarpe che ha dovuto sopportare in questi mesi nei quali i suoi nuovi alleati gliene hanno dette di tutti i colori.
Qui la previsione la vogliamo azzardare: l’esperienza di governo del PD, che non a caso terrà per sé tutti i dicasteri più importanti a cominciare dagli Interni, finirà di distruggere il Movimento nel gradimento popolare. Staremo a vedere cosa accadrà, ma pensiamo che l’occasione per Renzi e i suoi è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Infine, la riflessione e la domanda che più contano per il popolo italiano.
Questo nuovo governo giallorosso, che nasce sulla necessità per alcuni di dare risposte al Paese e sull’esigenza per altri di non rinunciare al ruolo, sarà veramente in grado, dopo tante chiacchiere e promesse, di abbassare le tasse, normalizzare col buon senso il problema migranti, dare risposte agli oltre 170 tavoli di crisi aperti al MISE senza però scaricare, come nel passato, il costo delle crisi aziendali sugli stipendi dei lavoratori e sarà quindi in grado di realizzare le grandi opere che il Paese attende per guardare all’Europa in chiave di sviluppo e non di instabilità e regresso?

Su questo abbiamo un convincimento e lo diciamo senza timore di essere smentiti: M5S e Partito democratico sono due mondi facilmente conciliabili sulle battaglie valoriali come sui diritti civili e sulle politiche del cosiddetto ‘politically correct’, ma restano profondamente differenti sui grandi temi che interessano al Paese.
Al primo intoppo emergeranno queste distanze incolmabili e si aprirà nuovamente una crisi. Chi ne trarrà il maggiore beneficio in termini di profitto elettorale e gradimento popolare quello avrà veramente vinto la partita aperta agli inizi di agosto da Matteo Salvini.
A quest’ultimo va però riconosciuto il merito di aver avuto coraggio e di non aver tenuto conto della prassi parlamentare e dei meccanismi complessi previsti dalla nostra Costituzione, pensati dai Costituenti nel 1946 proprio per evitare che un leader di una forza politica potesse prendere in solitario i ‘pieni poteri’.
In conclusione, resta sullo sfondo di tutti questi scenari e queste ipotesi fatte una sola domanda: da tutto questo bailamme gli italiani ne usciranno come vincitori o come vinti?