Chi vince e chi perde in questa Italia che segue la crisi politica sotto l’ombrellone

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Diciamoci la verità: nessuno, ma proprio nessuno, in questo ‘Bel Paese’ avrebbe mai creduto che la politica italiana, quella tanto amata e tanto odiata passione che ci fa stare svegli per tutta la notte a seguire le maratone televisive per essere i primi a esaltare sui social chi ha vinto per poi muovergli le critiche più feroci nemmeno ventiquattrore dopo, ci avrebbe costretti ad una estate così bollente che perfino il caldo tremendo di questi giorni che ci avvicinano al ferragosto è passato in secondo piano rispetto alla molto più rovente crisi politica che stiamo vivendo in queste ore.

E chi l’avrebbe mai detto, soltanto pochi anni fa, che l’Italia sotto l’ombrellone si sarebbe surriscaldata così tanto da rinunciare bagno al tramonto o alla spesa al centro commerciale con la famiglia in vista dei festeggiamenti di domani sera per seguire in tv e nelle dirette social con tanto di pioggia di cuoricini e like e commenti a non finire l’intervento di un Matteo Salvini qualunque. Che oggi è l’uomo più discusso d’Italia, anzi d’Europa, ma che soltanto pochi anni fa era un giovanotto in maniche di camicia, un po’ saccente e un bel po’ arrogante, che iniziava a stare troppo spesso in tv nei talk show della sera prima e dopo cena in collegamento da Bruxelles.

Eppure, è andata proprio così. Al punto che quel ragazzotto che ha preso in mano un partito al 4% e l’ha portato al governo del Paese e sulla vetta d’Europa con percentuali da far spavento, oggi ti ha davvero aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno, superando a sinistra e a destra e ancora a sinistra quei ragazzotti impacciati che fanno quasi tenerezza degli ormai ex alleati di Governo dei cinque stelle, che proprio non si aspettavano di essere presi così di contropiede e dribblati perfino sul taglio dei parlamentari dopo essere stati praticamente infilati ad ogni tornante dall’alleato leghista in tutti questi mesi di governo gialloverde.

È stato così netto lo smarrimento, che il capogruppo dei pentastellati Patuanelli farfugliava nella sua replica a Salvini senza rendersi nemmeno conto delle imprecisioni che diceva nel suo intervento dopo quello del leader del Carroccio.

Non c’è dubbio che questo primo round di questa insolita crisi politica agostana l’abbia vinto la Lega col suo fuoriclasse indiscusso Matteo Salvini. Ed a perdere questa prima ripresa è il M5S, senza se e senza ma.

Salva parzialmente la faccia Luigi Di Maio, assente al Senato perché eletto alla Camera, che sceglie di non presentarsi sui banchi del Governo e lascia che a sostenere la linea del Movimento sia il meno noto capogruppo senatoriale, agnello sacrificabile in questo primo set della sfida, che non si preannuncia breve.

Adesso però la palla si sposta nel campo democratico e precisamente al Nazareno, dove si gioca la prossima tappa della crisi. Perché è lì che il 21 agosto, dopo che Conte avrà riferito al Senato il giorno prima, si definiranno veramente gli scenari della crisi.

Perché, se è vero che Salvini ha rilanciato spazzando gli ex alleati cinque stelle dichiarandosi disponibile a votare il taglio dei parlamentari a patto che si voti subito per poi rendere operativa la riforma ed avviare il naturale iter legislativo che ne consegue a nuovo Parlamento insediato nel 2020 – proposta sulla quale adesso tocca Di Maio giustificare col suo elettorato di riferimento un eventuale rifiuto motivandolo e questo non sarà per nulla facile – adesso è il Pd che deve decidere cosa fare e come reagire.

E questa scelta, come ha affermato lo stesso Renzi, tocca a Zingaretti che dovrà prendere una decisione molto importante sul suo futuro di segretario e sul futuro del suo partito.

Cosa farà adesso Nicola Zingaretti, che ha si la maggioranza in segreteria al Nazareno, ma è minoritario nei gruppi parlamentari dove a farla da padrone sono i renziani? E come si comporterà Renzi, che ha già recuperato tutta la visibilità perduta in questi mesi vissuti come un illustre senatore, ma pur sempre soltanto da senatore e basta? E cosa farà Dario Franceschini, che di parlamentari fedelissimi ne ha un bel po’ anche lui?

In questo match tutto interno al Pd il primo round non si è ancora concluso. Il 21 agosto sapremo chi vincerà tra Zingaretti e Renzi.

Ma veniamo al centrodestra.

In questa surreale crisi agostana a vincere il primo round e forse l’intera partita in Forza Italia è Silvio Berlusconi, che nel suo scontro interno agli azzurri con i dissidenti monopolizza la scena e torna ad essere mattatore come una volta, dettando al più forte ma bisognoso di alleati mai come adesso Salvini la linea dell’ipotetico accordo: centrodestra ricompattato, si vota uniti in Parlamento e nessun veto sugli uomini di Forza Italia, a cominciare da lui stesso, ovviamente. E no al listone unico del centrodestra.

E l’atteggiamento della Presidente del Senato Casellati ieri in aula è sembrato eloquente al riguardo.

Fratelli d’Italia sta giocando dal canto suo la sua partita a tutto campo, rivendicando il ruolo di forza politica giovane e arrembante, forte della ritrovata unità dei figli di Alleanza nazionale sotto il simbolo di FdI e la leadership di Giorgia Meloni, che ha sempre chiesto con coerenza la fine del governo gialloverde e le nuove elezioni.

Non c’è dubbio quindi che nel centrodestra redivivo a vincere siano Berlusconi e Giorgia Meloni ed a perdere sia la linea dei centristi e moderati.

Come il governatore della Liguria Giovanni Toti, che sembrava dovesse essere l’uomo forte che avrebbe staccato definitivamente la spina a Forza Italia e all’ex Cavaliere, ed invece è di sicuro tra i non pervenuti nell’agenda di questa crisi estiva.

E come l’ex Governatore della Puglia Raffaele Fitto, la cui rielezione a Bruxelles con Fratelli d’Italia l’ha relegato ad un ruolo di comprimario, anch’egli totalmente assente dalle cronache della crisi di governo.

Sullo sfondo, come dicevamo, c’è il Paese.

Diviso letteralmente a metà tra chi le vacanze le fa e le fa pure bene, nonostante le difficoltà economiche e lo spread, e chi invece sotto l’ombrellone non ci può stare per niente e si accontenta di un po’ d’ombra in qualche parco desolato in città e un po’ di frescura nelle ore serali.

Il Paese, con tutte le sue bellezze e le sue storture. Con il ricordo, ad un anno esatto, del dramma del Ponte Morandi e le famiglie che piangono ancora i propri cari sepolti sotto tonnellate di cemento, che soltanto la fine dell’inchiesta potrà stabilire se davvero sono crollate per mancanza di manutenzione, per difetto di progettazione o per pura fatalità.

Il Paese, quel ‘Bel Paese’ come l’Italia, che ieri sera tra caldo e prosecco, tra ansie e relax, si divideva tra chi sorrideva per un sei stra milionario vinto a Lodi con una schedina di soli due euro e chi, invece, si domandava invidioso chi fossero quell’uomo o quella donna così fortunati. Sperando, sotto sotto, che a vincere i 209 milioni di euro sia stato un povero cristo che l’ombrellone non se lo poteva proprio permettere, prima di ieri sera.

Difficile stabilire chi vince e chi perde nel Paese, tra la gente di tutti i giorni, tra le popolazioni frenetiche delle grandi città ora svuotate per le vacanze agostane e quelle quiete dei borghi e dei piccoli centri, che la crisi la seguono nel bar della piazza tra un turista per caso e un televisore a parete con l’abbonamento scaduto alla pay tv che non si sa ancora se proietterà la prima partita del campionato di calcio alle porte.

Già, il campionato di calcio che comincia tra meno di due settimane. E gli italiani, che amano vincere sul prato verde, già in fibrillazione per la propria squadra del cuore.

Chi vincerà il prossimo campionato di Serie A?

Forse questa è l’unica vera previsione che si potrebbe più facilmente azzeccare.

Intanto, la crisi prosegue.