Uomo paralizzato muove esoscheletro con il pensiero e torna a camminare

235

Un uomo completamente paralizzato, a causa di una caduta da 15 metri di altezza avvenuta 4 anni fa, torna a camminare e a muovere le braccia, sorretto da un esoscheletro che il giovane, 30 anni, controlla col pensiero. E’ il traguardo reso noto sulla rivista Lancet Neurology e messo a segno presso l’Université Grenoble Alpes in Francia. Si tratta di un risultato ancora preliminare perché l’esoscheletro è sorretto a sua volta in alto, quindi l’uomo non è libero di andare dove vuole, ma una volta risolti i problemi di bilanciamento gli scienziati francesi sperano di poter ‘“liberare” l’esoscheletro dal suo supporto superiore.

Il lavoro è stato lungo: in primis il giovane è stato sottoposto a una serie di risonanze per mappare le aree del suo cervello che si attivano quando l’uomo immagina di camminare e muovere le braccia. Queste aree sono poi state tappezzate superficialmente da “elettrodi” che formano dei “sensori” necessari per convogliare i “pensieri” dell’uomo all’esoscheletro. Il paziente ha prima imparato a comandare il proprio avatar col pensiero; solo successivamente gli impulsi elettrici del suo cervello sono stati “raccolti” e usati per muovere l’esoscheletro. «Mi sono sentito come il primo uomo sulla luna» – ha dichiarato il paziente. «Non camminavo più da anni. Avevo dimenticato di essere più alto della maggior parte delle persone intorno a me. E’ stato davvero impressionante».

Il sistema funziona ancora dopo 27 mesi, il che è di per sé un gran successo perché significa che gli elettrodi che servono per raccogliere gli impulsi cerebrali del paziente continuano a funzionare bene a distanza di tempo (in precedenti esperimenti svolti da altri gruppi di ricerca gli elettrodi – impiantati troppo in profondità – smettevano di funzionare e potevano andare incontro a effetti avversi provocando infezioni, problema ovviato in questo studio in cui i sensori sono stati piazzati più superficialmente). L’obiettivo è ora ripetere l’esperimento su altri pazienti e perfezionare l’esoscheletro, concludono gli esperti francesi.