Ridotto il buco nell’ozono, ma il “merito” è del riscaldamento globale

Dai 16 milioni di km quadrati misurati nel 1982, ossia da quando è stato scoperto, è diminuito di 6 milioni

190

Il buco nell’ozono si è ridotto e ha toccato un picco minimo: dai 16 milioni di km quadrati misurati nel 1982, ossia da quando è stato scoperto, è diminuito di 6 milioni. Un fatto positivo, pensando al fenomeno che da anni allarma gli scienziati: ossia la riduzione dello spessore dello strato di ozono nell’atmosfera terrestre, ovvero la fascia che ci protegge dai raggi solari più nocivi.

Eppure c’è poco da gioire, si tratta di una buona notizia solo a metà. Secondo gli esperti, il processo di riduzione è innescato dal riscaldamento climatico. Ovvero le temperature anomale, ossia il troppo caldo, nella stratosfera sopra l’Antartide hanno drasticamente limitato la perdita di ozono nei mesi di settembre e ottobre. Questo ha generato la riduzione del buco dell’ozonosfera.

Nel dettaglio, le temperature più alte riducono le reazioni fra ozono e i composti che lo distruggono, cioè cloro e bromo.   Le misurazioni sono state eseguite sull’Antartide, dove il buco nell’ozono ha raggiunto l’estensione minima dall’epoca della sua scoperta: 10 milioni di chilometri quadrati, dalla Nasa e dall’Ente americano per le ricerche sull’atmosfera e oceani National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).