Gli alberi ostacolano la diffusione del 5G

La denuncia di Oasi Sana: "Perciò li abbattono, sarà un'ecatombe"

1217
Vi sarà capitato di assistere – nell’ingenua indifferenza – alla “potatura” di alberi lungo qualche viale cittadino,al ridimensionamento del verde pubblico, magari quel poco che resta nelle cementificate città, ed anche all’abbattimento di arbusti secolari. Forse per stagione, forse per malattia, qualcuno per intralcio alle opere di urbanizzazione.
Se, però, il fenomeno interessa non solo una città, una regione, la nazione intera, la nazione confinante ma si estende anche oltreoceano, viene da chiedersi il motivo per cui questi alberi si siano “ammalati” tutti insieme, contemporaneamente, se non addirittura porsi qualche dubbio (o forse più di uno) e tentare di capire cosa stia accadendo.
La risposta, o almeno un’interpretazione, ha provato a darla il sito d’informazione “Oasi Sana” dopo studi, ricerche e inchieste attraverso le voci di uomini di scienza citando fonti di professionisti non schierati e lontani da ogni etichetta di complottismo: gli alberi vengono abbattuti perché rappresenterebbero un ostacolo al 5G, la nuova tecnologia di trasmissione dati e telecomunicazione.
Il fenomeno, nonostante le proteste ecoambientaliste, gli scioperi – che in realtà sono manifestazioni – e la settimana per il futuro di rilevanza mondiale(Week for future), nonostante Greta Thunberg non proferisca parola al riguardo, così come sulla Terra dei Fuochi, è largamente preoccupante in Italia tanto che sono sorti comitati in varie città italiane come racconta proprio l’inchiesta di Oasi Sana a firma di Maurizio Martucci: a Prato, i dimostranti sono scesi in strada al grido di “PIU’ ALBERI, MENO ANTENNE”; a Roma il Comitato Stop 5G Cerveteri ha chiesto al Sindaco di chiarire sull’abbattimento degli alberi secolari. Di contro, il Primo cittadino della città – famosa per la presenza della Necropoli della Banditaccia, uno dei più importanti siti etruschi del Lazio – ha provato a spiegare accusando di complottismo i difensori dell’ecosistema (come se questo non fosse anche del Primo cittadino, ndr) – ipotizzando la responsabilità della Giunta Raggi del contemporaneo abbattimento di piante annunciato addirittura in 60mila unità a Roma. In Abruzzo le Mamme Stop 5G hanno invece portato i loro figli nei parchi per farli abbracciare agli alberi.
Oasi Sana, attraverso il docente di fisica collaboratore alla Statale di Milano ed esperto dei problemi legati all’inquinamento elettromagnetico Andrea Grieco, chiarisce nell’inchiesta pubblicata sul loro sito internet il modo per cui gli alberi rappresentano un “nemico” per la propagazione del segnale 5G: “L’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica. Per questo motivo costituiscono un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali nella banda UHF ed EHF, quella della telefonia mobile. Gli effetti biologici sono ancora poco studiati, però alcune ricerche rilevano danni agli alberi e alle piante sottoposte a irraggiamento da parte delle Stazioni Radio Base (le antenne disseminate sui tetti dei palazzi). Le inesplorate microonde millimetriche dalle mini-antenne 5G (senza studio preliminare sugli effetti per l’uomo, nonostante le radiofrequenze siano possibili cancerogeni per l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) – leggiamo sempre nell’inchiesta di Oasi Sana – trovano nell’acqua e negli alberi un ostacolo nel trasporto dati, non avendo il segnale del wireless di quinta generazione lo stesso campo elettrico né la stessa penetrazione a lungo raggio dei precedenti standard 2G, 3G e 4G. In pratica, l’albero funge da barriera. Le foglie dell’albero assorbono lo spettro di banda del 5G, impedendone l’ottimale ricezione del segnale emesso dalle mini-antenne”.
Concludendo, secondo Oasi Sana “gli alberi di alto fusto sono un intralcio, un vero e proprio ingombro per la diffusione del segnale elettromagnetico del 5G che, irradiato dai lampioni della luce, non sarebbe recepito a terra dai nuovi Smartphone”, tesi cui sembrano convergere anche altri studi come quello di ‘Ordance Survey’ e quelli dell’Istituto per i sistemi di Comunicazione dell’Università di Surrey a Guildford in Inghilterra.
Se esistono studi condotti sull’effetto del 5G su alberi e piante, non esistono – e se esistono non sono ancora stati pubblicati – studi circa gli effetti che questa nuova tecnologia potrebbe avere sulla salute degli esseri umani.
In data 27 febbraio 2019 è stata presentata un’interrogazione parlamentare dal senatore del Gruppo Misto Saverio De Bonis in cui l’esponente politico ricorda all’ex ministro della Salute Giulia Grillo e al (riconfermato) ministro per l’Ambiente Sergio Costa che l’O.M.S. ha classificato Rf-Emf come «possibile cancerogeno per l’uomo» e studi più recenti hanno suggerito effetti riproduttivi, metabolici e neurologici di Rf-Emf, che sono anche in grado di alterare la resistenza agli antibiotici batterici. Uno degli studi più ampi, a cura del programma nazionale di tossicologia degli Usa (National Codicology Program) ha dimostrato un aumento significativo dell’incidenza del cancro cerebrale e di tumore al cuore negli animali esposti a campi elettromagnetici anche a livelli inferiori a quelli di cui alle attuali linee guida della Commissione internazionale sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti chiedendo di conoscere “quali iniziative i Ministri intendano assumere per evitare che l’esposizione superi i nuovi standard di esposizione massima totale dell’Unione europea su tutti i campi elettromagnetici per proteggere i cittadini, in particolare i neonati, i bambini e le donne in gravidanza e quali iniziative intendano adottare per definire standard di esposizione massima totale sicuri per la salute dei cittadini non dimenticando la tutela ambientale”.
Per ora è solo certo che lo Stato incasserà entro 4 anni, 6 miliardi 550 milioni 422 mila 258 euro, molto al di là delle previsioni della legge di Bilancio 2018 che ipotizzava entrate per 2,5 miliardi.
Forse la risposta è proprio questa.