Africa: la Fao costruirà un milione di cisterne nel Sahel

Lanciato un ambizioso programma che mira a costruire un milione di cisterne per lo stoccaggio d’acqua nella zona

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Una delle regioni della Terra più a rischio di siccità è il Sahel, ossia la fascia di territorio stretta tra il deserto del Sahara e la savana africana e che si estende dall’Oceano Atlantico a ovest al Mar Rosso a est. Perciò, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (meglio nota con la sigla inglese FAO) ha lanciato un ambizioso programma, che mira a costruire un milione di cisterne per lo stoccaggio d’acqua nella zona del Sahel, così scrive Le Monde, che presenta il progetto.

I primi progetti pilota, che si ispirano ad una sperimentazione portata avanti in Brasile, sono stati avviati in Senegal, dove finora sono già stati costruiti 16 serbatoi da 15 m³ cadauno con materiali locali e altri tre serbatoi da 50 m³ cadauno per le comunità agricole. Cinque serbatoi familiari, che contengono una quantità d’acqua sufficiente per superare la stagione secca e per coltivare un piccolo orto, e sei serbatoi comunitari sono stati ultimati in un altro Paese del Sahel, il Niger. Nei prossimi tre anni, il programma dovrebbe beneficiare a 10.000 donne in Senegal, 5.000 in Niger e altre 5.000 in Burkina Faso.

Che affrontare la questione dell’accesso all’acqua sia cosa urgente, lo dimostra del resto un nuovo rapporto del programma congiunto di monitoraggio dell’UNICEF (Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite) e dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), intitolato «WASH in Health Care Facilities».

Il rapporto – il primo del genere – evidenzia ad esempio che a livello globale nell’arco del 2016 circa un quarto, cioè il 26%, delle strutture sanitarie non disponeva di servizi idrici di base. Di questa percentuale, il 14% aveva solo servizi idrici limitati e il 12% non ne aveva proprio. Nei Paesi meno sviluppati, appena la metà di queste strutture, ossia il 55%, disponeva di servizi idrici di base, con tutte le conseguenze per i pazienti e in modo particolare per le partorienti e i neonati.

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