Stragi di mafia, Berlusconi è formalmente indagato

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“E’ un atto dovuto” l’iscrizione di Silvio Berlusconi nel registro degli indagati nell’ambito di un procedimento per le stragi di mafia del 1993 a Firenze, Roma e a Milano. E’ quanto si apprende da fonti della procura di Firenze, a proposito della certificazione depositata questa mattina nella cancelleria della seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo, che sta celebrando il giudizio di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. La procura fiorentina, guidata dal procuratore Giuseppe Creazzo, ha riaperto le indagini diversi mesi fa dopo aver ricevuto da Palermo le intercettazioni del colloqui in carcere del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. “A seguito della trasmissione delle intercettazioni”, spiegano le stesse fonti del palazzo di giustizia di Firenze, “come atto dovuto vi è stata una riapertura delle indagini”, già archiviate, a carico di Berlusconi, come mandate delle stragi mafiose. Le fonti della procura fiorentina precisano, inoltre, che la nuova iscrizione dell’ex presidente del Consiglio nel registro degli indagati è avvenuta “al solo scopo di fare le dovute verifiche che ancora non sono concluse”.

Le intercettazioni che hanno determinato la nuova indagine a carico del leader di Forza Italia sono quelle in cui il capomafia di Brancaccio Giuseppe Graviano diceva al suo compagno di detenzione, nell’aprile 2016, spezzoni di frasi come queste: “Novantadue già voleva scendere… e voleva tutto”; e ancora: “Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia … In mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…”.