Mattarella: «Nuove consultazioni da martedì, crisi da risolvere in tempi brevi»

Il Capo dello Stato ha concesso altro tempo alle forze politiche per trovare un accordo

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“Ci saranno nuove consultazioni da martedì”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al termine della seconda giornata di consultazioni. “Nelle consultazioni – dice il Capo dello Stato – mi è stato comunicato che sono state avviate iniziative per un’intesa per un nuovo governo. Il Presidente della Repubblica ha il dovere di non precludere l’espressione maggioritaria del Parlamento. Al contempo, ho il dovere di richiedere, nell’interesse del Paese, decisioni sollecite. Nuove consultazioni inizieranno martedì prossimo per assumere le decisioni necessarie. La crisi va risolta con decisioni chiare e tempi brevi”.  “Senza una maggioranza solida – ha aggiunto il Presidente – la strada è quella del voto ma è una strada che non può essere percorsa con leggerezza. Alcuni partiti politici hanno avviato trattative per un’intesa. Farò nuovi incontri per trarre le conclusioni martedì prossimo”. Insomma, altro tempo concesso alle forze politiche per trovare un accordo.

“Noi ci siamo, uniti e compatti. Forza!”. Lo ha scritto su facebook il capo politico del M5S Luigi Di Maio pubblicando un breve video con gli applausi dell’assemblea dei gruppi parlamentari.

Dal canto suo,  il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ci riprova e apre al M5S. Per farlo sceglie il momento più istituzionale di questa crisi di governo: le consultazioni dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel corso del punto stampa, ammette: “Credo che Di Maio abbia lavorato bene nell’interesse del Paese, agli insulti di altri preferisco non rispondere. Preferisco un governo che faccia, che costruisca, che guardi avanti”. Salvini prova a ricucire lo strappo con il M5S: “Se si vuole far ripartire il governo e il Paese, se qualcuno mi dice ‘ragioniamo perche’ dei noi diventano dei si’, miglioriamo la squadra e il programma, diamoci un tempo e un obiettivo’, noi ci siamo. Ho sempre detto che sono un uomo concreto, non porto rancore, non guardo mai indietro, ma avanti”. Il leader della Lega si assume la responsabilità dell’apertura della crisi di governo, l’8 agosto, perchè “il governo non andava più avanti e le riforme erano ferme. Se c’è voglia di lavorare, la Lega è nata per questo, se c’è da continuare a campare, non ci stiamo”.

L’unità ritrovata nel Partito Democratico è durata il tempo di una direzione. Ieri, al termine della riunione al Nazareno, durata poco meno di un’ora, con l’approvazione all’unanimità dell’odg di Zingaretti, sembrava pace fatta tra le anime del partito. Anche un accordo con il M5S per un “governo di svolta e di legislatura” sembrava più vicino, almeno a sentire i dem. Oggi, invece, gli scenari sono cambiati sia all’interno del partito, sia sull’apertura ai grillini che hanno aumentato la distanza. Ai cinque punti per fare un governo di legislatura, contenuti nell’odg licenziato dalla direzione, si sono aggiunte ‘nuove’ condizioni. Cinque punti considerati da molti, un po’ deboli per sedersi al tavolo della trattativa con il M5S. Non bastava quindi un si’ all’appartenenza leale all’Ue, il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, una svolta profonda nell’organizzazione e nella gestione dei flussi migratori. Oggi il Pd ha alzato la posta, o meglio si sono rimarcati alcuni paletti, dalla cancellazione dei decreti sicurezza a un preaccordo sulla manovra economica, allo stop, così com’è, alla riforma sul taglio del parlamentari, cavallo di battaglia del M5S. In realtà dal Nazareno fanno notare che non ci sono state fughe in avanti, niente di nuovo, sono le condizioni scritte nell’odg approvato ieri.

“I punti alla base della possibile trattativa per un nuovo governo sono quelle decise all’unanimità dalla Direzione di ieri e che abbiamo presentato oggi al presidente della Repubblica”, sottolinea in una nota Zingaretti. “Qualora ce ne fossero le condizioni e la disponibilità, è giunto il tempo di aprire una fase di confronto e approfondimento”. Chiarimento che arriva anche dal vicesegretario Andrea Orlando: “Non abbiamo alzato il tiro rispetto a ieri, ma sono le condizioni per un confronto con il M5S”. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio ha spiegato, in merito alla riforma che prevede il taglio dei parlamentari, arrivata all’ultimo passaggio parlamentare, che “il taglio lo avevamo già proposto in passato, ma chiediamo sia inserito in una agenda complessiva che tenga conto di una riforma della legge elettorale che garantisca rappresentanza democratica ai territori”.