La Pubblica Amministrazione italiana è la più spendacciona di tutta l’Unione Europea

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Spending review, regime d’austerità imposto dall’Europa, Stato con possibilità di spendere ridotta all’osso? Non per i cosiddetti “consumi intermedi” della pubblica amministrazione. Un pachiderma da 100 miliardi l’anno fatto di spese di manutenzione o cancelleria o riscaldamento, tornato a salire con un +9,2% in cinque anni che regala all’Italia il primato degli “spendaccioni” d’Europa.

La denuncia, conti alla mano, arriva dalla Cgia di Mestre, che rivela come la spesa per i consumi intermedi – non per investimenti, o stipendi o pensioni – sia arrivata a 100,2 miliardi, denaro usato dallo Stato, dagli enti locali, per una serie di poste come spese per esercizio dei mezzi di trasporto, servizi acquistati all’esterno di ricerca-sviluppo e di formazione del personale, acquisto di farmaci o macchinari.

La marcia verso l’alto delle spese nascoste nelle pieghe della pubblica amministrazione fra il 2010 e il 2014 si era fermata. Tuttavia, con il superamento della fase più critica dei conti pubblici, è tornata a salire nonostante la sbandierata spending review e gli sforzi per contenere i costi tramite Consip e la sua centrale acquisti nazionale: un boom (+8,5 mld in valore assoluto) negli ultimi cinque anni. E, con lo sconcerto di chi lamenta servizi sanitari nazionali sempre più scarni e costosi, ha subito un’impennata di quasi il 40% (+39,8%) la spesa sanitaria nominale.

Un’ipoteca su ogni possibilità di tagliare realisticamente le tasse. «Malgrado il grande lavoro svolto dalla Consip per rendere più efficiente e trasparente l’utilizzo delle risorse pubbliche – spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia – il contenimento della spesa ha funzionato poco o, addirittura, non è stato conseguito. Al netto degli effetti di quota 100 e del reddito di cittadinanza, è chiaro a tutti che se le uscite di parte corrente torneranno ad aumentare, non sarà possibile ridurre in misura significativa il peso fiscale. Nel giro di qualche anno ci ritroveremo, nonostante le promesse che in questi ultimi anni molti politici ci hanno raccontato, con più tasse e una spesa pubblica incomprimibile».

La ricerca della Cgia mette a nudo un’Italia in vetta alle classifiche dei principali Paesi europei per questo tipo di spese: nel 2017, per i consumi intermedi la Pa della Penisola ha speso il 5,5% del Pil, contro il 5% della Spagna, il 4,9% della Francia e il 4,8% della Germania e il 5,1% medio dell’area euro. Lo spaccato dei dati rivela che la quota più significativa spetta alla sanità con 33,7 miliardi. Seguono i servizi generali della Pa con 16,1 miliardi, la protezione dell’ambiente con 11,7 miliardi, l’istruzione con sette miliardi e le attività culturali/ricreative con 6,4 miliardi: dati che si riferiscono al 2017, che non tengono conto dei costi del personale né delle nuove revisioni dei conti pubblici avvenute nel 2019. La spesa più importante va ai servizi ospedalieri – 16,4 miliardi spesi nel 2017 fra acquisti di beni e servizi per gestire gli ospedali. Seguono la gestione dei rifiuti (10,1 miliardi) e i servizi ambulatoriali non ospedalieri (8,9 miliardi).