La Corte dei Conti bacchetta il Governo: «Non più rinviabile il taglio delle tasse»

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L’Italia mostra un «quadro particolarmente gravoso che impone una rapida definizione di una strategia per recuperare livelli di crescita più sostenuti» e deve affrontare «una sfida impegnativa che riguarda il quadro economico e quello della finanza pubblica ma che, per quest’ultima, non può non considerare i segnali positivi ereditati dall’esercizio appena concluso». È quanto ha affermato il Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti Ermanno Granelli precisando che lo scorso anno si è registrato «un indebitamento netto ben 6 decimi di punto inferiore alle attese» e anche un miglioramento della spesa pubblica. L’esercizio 2019, ribadisce «ha lasciato un segno positivo alla gestione del 2020, di cui ci si dovrà giovare nella difficile fase di rilancio».

«Appare non più rinviabile un intervento in materia fiscale che riduca, per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti ed anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani, oltreché le imposizioni gravanti sulle imprese alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del Paese». Lo ha detto il Procuratore generale della Corte dei Conti Fausta Di Grazia nel giudizio sul rendiconto generale dello stato sottolineando che «l’alleggerimento della fiscalità potrebbe evitare, soprattutto in un momento di crisi globale, la costante erosione del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore contrazione del mercato interno».

Risultati poco soddisfacenti poi per Quota 100 e reddito di cittadinanza. A mettere sotto la lente le misure assistenziali e previdenziali del governo Fausta Di Grazia. Per quello che riguarda Quota 100 «i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi illustrati nella Relazione tecnica che accompagnava il provvedimento, avente anche finalità di ricambio generazionale della forza lavoro». A seguito della normativa emanata, alla data del 31 dicembre 2019 risultano infatti essere state approvate 155.897 richieste di collocamento in quiescenza, pari a circa il 69% delle domande presentate. Delle istanze accolte circa il 49% riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un’anzianità lavorativa media di 40 anni. Sul fronte assistenziale, ha aggiunto, l’attuazione del «reddito di cittadinanza» è rientrato tra le finalità della missione 24, con uno stanziamento definitivo di 5.728,6 milioni di euro, dei quali ne sono stati impegnati 3.878,7 milioni. Dai dati degli uffici di controllo risultano essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali, secondo elaborazioni di questo Istituto, soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego».