La calda estate del movimento Pro Life italiano in attesa della sentenza sul suicidio assistito

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Si preannuncia un’estate molto calda quella dei pro life italiani che spingono sul Parlamento per evitare un vuoto legislativo che spiani la strada all’eutanasia dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sul tema previsto per settembre.

Dopo l’intervento di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, che ha annunciato una mobilitazione nazionale dopo la divulgazione del testo del Comitato nazionale di Bioetica che si è espresso con un primo pronunciamento che apre di fatto alla depenalizzazione del reato di suicidio assistito per “spianare la strada” – avverte il leader pro life – alla sentenza della Corte costituzionale sull’argomento attesa per settembre, sulla vicenda sono intervenuti infattianche Tony Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori della discussa kermesse per la famiglia di Verona e storici rappresentanti del Family day, che in una nota si sono rivolti direttamente e con parole dure nei confronti dei membri del CnB affermando che “la  Costituzione non pone limiti al diritto alla vita in Italia, ad esempio la pena di morte è assolutamente vietata e i feti non vengono purtroppo riconosciuti dall’ordinamento come persone, per questo hanno approvato la legge sull’aborto, mentre sull’autodeterminazione la questione è diversa. Come la mettiamo – si domandano Brandi e Coghe – con l’obbligo di vaccini o con l’impossibilità di rinunciare alle ferie da parte del lavoratore? A questo punto alcuni membri del Comitato di Bioetica si rendono conto che ci stanno dicendo che la vita di un disabile sofferente diventerebbe meno intoccabile di quella di un pluriomicida? Quest’ultimo non potrebbe chiedere la morte nemmeno se la preferisse ad una vita di reclusione, il disabile sofferente potrà invece essere fatto fuori dopo un semplice iter burocratico”.

Sappiamo per certo che è in atto una profonda spaccatura all’interno del Comitato ed è su questo che dovrebbe vertere la notizia perché evidenzia come sia necessaria una cautela e una attenzione particolare del legislatore su un tema così fondamentale.
Ricordiamo che le innumerevoli testimonianze di chi lavora negli Hospice, e nel volontariato che fornisce assistenza ai malati cronici o in fin di vita, ci dicono che i malati e i loro familiari hanno bisogno, e chiedono a gran voce, più assistenza per vivere, non aiuto a morire: terapie e medicinali, cure palliative, aiuti psicologici ed economici nonché lo snellimento burocratico per gli ausili e i sussidi necessari.
Sulla vicenda del pronunciamento del Comitato nazionale di Bioetica e sulla sentenza attesa per settembre da parte della Corte costituzionale è intervenuto anche Emanuele di Leo, leader di Steadfast Onlus, che in una nota ribadisce un netto “NO ad ogni legalizzazione dell’eutanasia e alla depenalizzazione del suicidio assistito. SI ad una Medicina più attenta ai bisogni reali dei malati, ad doun incentivo delle cure palliative e domiciliari, garantendo alimentazione e idratazione come sostegno vitale e non terapia. Gli Italiani – conclude di Leo – sono senz’altro più favorevoli a provvedimenti in questo senso piuttosto che ad abbandonare i malati alla morte, ma andrebbero loro poste domande oneste in tal senso per ottenere risultati veritieri”.

Infine, sempre sulla divulgazione del testo del parere del Comitato nazionale di Bioetica sul suicidio assistito è intervenuto anche il bioeticista romano e segretario della Federazione del Movimento per la Vita del Lazio Massimo Magliocchetti spiegando che “non si tratta affatto di un’apertura del Comitato al suicidio assistito. Il testo – spiega infatti l’esponente pro life – nasce invece con l’idea di dare informazioni chiare su pro e contro di un’eventuale legislazione sul suicidio assistito. Dunque, uno strumento utile per il Parlamento per indicare nodi, criticità e ed elementi positivi”.

Intanto prosegue la mobilitazione del Popolo della Famiglia in Emilia Romagna per far cancellare al più presto la neo legge sull’omotransnegatività. “Adiremo alla Corte Costituzionale per evidenti profili di illegittimità costituzionale della legge stessa – afferma in una nota Mirko de Carli, Coordinatore nazionale Alta Italia del Popolo della Famiglia – incontreremo il difensore civico regionale per sollevare anche alla sua autorità le limitazioni in termini di libertà di espressione e di parola che comporta l’applicazione di questa nuova normativa e solleveremo interrogazioni e mozioni nei comuni dove abbiamo eletti per chiedere, se presenti, l’uscita dalla Rete Ready e informative specifiche su eventuali connivenze tra i servizi sociali e l’ideologia gender. La battaglia è solo all’inizio – conclude l’esponente del PdF – anche in questo periodo agostano l’attenzione del Popolo della Famiglia sui temi caldi che ci stanno più a cuore e che riguardano sopratutto la tutela dei minori e della famiglia come prevista dalla nostra Costituzione non cala e rimane alta più di prima”.

Sullo sfondo non passa inosservata l’inoperosità del Parlamento e del Governo che, in particolare, non è ancora in grado, a poche settimane dalla ‘dead line’ del pronunciamento della Corte su questa delicatissima materia, di deppositare un testo base nelle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera per scongiurare la depenalizzazione dell’art.580 cp che aprirebbe la strada alla legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia decisa non tramite dibattito parlamentare ma, cosa inaccettabile per un paese veramente democratico, per sentenza di un collegio di magistrati.