Ilva, Autostrade e Prescrizione: il Governo riparte dopo il voto

285

Ilva, Autostrade, prescrizione. E poi la riforma dell’Irpef e pure quella delle pensioni. Quale che sia l’esito del voto per le regionali in Emilia Romagna e in Calabria il governo si troverà comunque alle prese già a inizio settimana con una serie di dossier spinosi e urgenti sui quali ancora manca l’accordo nella maggioranza. Sarà la giustizia il primo dossier a mettere alla prova l’intesa giallorossa, a rischio di farla traballare: lunedì inizia la discussione generale sulla proposta di legge presentata da Enrico Costa (Fi) volta a reintrodurre un termine per la prescrizione, eliminato lo scorso anno dalla legge Spazzacorrotti. Si tratterà di un passaggio parlamentare complicato per la maggioranza: sul testo di Costa dovrebbero infatti convergere, oltre a quelli dell’opposizione, anche i voti di Italia Viva. La scorsa settimana Matteo Renzi, non soddisfatto dal cosiddetto «lodo Conte», ha chiarito che i suoi deputati la voteranno, per impedire il «fine processo mai». Ma poiché le votazioni, che inizieranno martedì, saranno complicate dall’annunciata intenzione del centrodestra di chiedere il voto segreto su alcuni emendamenti, è probabile che la maggioranza – se non raggiungerà in tempo un’intesa – rinvii il testo in commissione (in questo caso serve un voto dell’Aula, ma palese). Nel frattempo il ministro Alfonso Bonafede si presenterà alle Camere per illustrare le linee guida sulla giustizia, seguite da un voto di mozioni non privo di rischi, soprattutto al Senato. Sempre dal Parlamento potrebbero arrivare altre grane: da martedì inizierà nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali il voto al migliaio di emendamenti al decreto Milleproroghe. Gli occhi sono tutti puntati sulla richiesta, ancora una volta di Italia Viva, di cancellare la revisione delle norme sulle concessioni autostradali, che in caso di revoca prevedono da un lato la gestione provvisoria in capo ad Anas e dall’altro un ricalcolo (molto al ribasso) degli eventuali indennizzi dovuti ai concessionari. La mossa della norma nel Milleproroghe è stata letta come preparatoria del benservito ai Benetton, che il Movimento 5 Stelle chiede a gran voce dal giorno del crollo del Ponte Morandi e sul quale, nelle ultime settimane, sembra orientato anche il governo. Ma l’esecutivo non ha ancora espresso la sua posizione definitiva sulla revoca. Nel frattempo si è registrato un ritorno di fiamma dell’ipotesi di uno scorporo di Autostrade per l’Italia dal Gruppo Atlantia, la holding (e alcuni suoi investitori) ha chiamato in causa la Commissione Ue sulla modifica unilaterale della concessione (che, in caso rimanga, sono pronti a riconsegnare) e Aspi ha varato un nuovo piano industriale con investimenti triplicati, manutenzione e monitoraggio in tempo reale di ponti e viadotti per dare un segnale di discontinuità. L’esito di questo braccio di ferro ancora non è scontato, così come non è scontata la chiusura della partita con Arcelor Mittal, dopo l’annuncio in autunno degli indiani dell’intenzione di abbandonare le acciaierie di Taranto. La linea del governo è di trattare fino all’ultimo minuto utile, cioè anche il 7 febbraio, se non si riuscisse a chiudere prima. L’opzione preferita sarebbe quella di siglare un pre-accordo entro il 31 gennaio, data entro la quale l’azienda deve presentare la sua memoria difensiva al Tribunale di Milano contro il ricorso d’urgenza presentato dal governo per impedire l’addio a Taranto. Un passaggio che potrebbe irrigidire le parti, ancora lontane soprattutto sul nodo degli esuberi, che eventualmente l’azienda dovrà poi trattare con i sindacati. Ma l’accordo, per il governo, deve consentire di conservare tutti i posti di lavoro, quando sarà finita la riconversione (da accompagnare nel frattempo con ammortizzatori). Mentre l’azienda al momento rimane ferma su 3mila esuberi strutturali.