Il M5S chiama Conte e chiede di rifare la Manovra

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«Senza il nostro voto non si va da nessuna parte». Il Movimento 5 stelle piazza parole come dinamite sulla manovra. Luigi Di Maio convoca a Palazzo Chigi, assente Giuseppe Conte, i ministri M5s e decide di sferrare un attacco durissimo. La manovra scritta dal premier e dal ministro Dem Roberto Gualtieri viene bocciata in diversi punti, dal taglio del cuneo fiscale al tetto al contante. I Cinque stelle invocano «un vertice di maggioranza», seguiti a ruota dai renziani di Italia viva. «L’impianto della manovra non cambia e non cambierà», commenta Gualtieri, che sdrammatizza i contrasti come «fisiologici».
Ma il Pd non gradisce i «minacciosi» toni dei Cinque stelle e Dario Franceschini, parafrasando il detto, avverte: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno». In un braccio di ferro mai interrotto dal burrascoso Consiglio dei ministri di martedì notte, Conte prova a dare un segnale di disponibilità in mattinata da Bruxelles: «Non mi sottrarrò a ulteriori verifiche sul testo definitivo» della manovra, approvata «salvo intese». Ma nel mirino c’è il suo piano antievasione, che secondo il M5s penalizza commercianti e professionisti. E sul punto Conte non intende indietreggiare. Anzi, rilancia. Le risorse dal contrasto «all’economica sommersa» saranno usate per abbassare le tasse: si studia di «unificare al 20% le aliquote Irpef del 27% e del 23%», svela.