Fioramonti iscrive il figlio a scuola di inglese, è bufera politica

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Dopo la contestata tassa sulle merendine e il crocifisso nelle scuole, arrivano le offese a politici e polizia scritte qualche anno fa su Facebook e ripescate dal Giornale. È il nuovo fronte ‘caldo’ che si è aperto contro il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, bersagliato per ore da critiche e richieste di dimissioni. Nel pomeriggio, le sue scuse. «Sono opinioni scritte di getto, di cui non vado fiero», mette per iscritto, ancora sui social l’accademico diventato ministro. Alza la voce, invece, sull’altra polemica rimbalzata dalle chat di alcuni genitori, per la scelta di iscrivere il figlio alla scuola inglese e di non fargli fare l’esame di italiano. «Oggi non si attacca il mio lavoro. Sono turbato da padre e da cittadino. Formulerò un esposto al garante della privacy», annuncia piccato.

Ex professore di economia politica all’università di Pretoria ed eletto alla Camera nel 2018 con il M5s, Fioramonti viveva all’estero nei giorni dei post contestati. Da lì osservava l’Italia e la politica e secondo il quotidiano milanese, sparava a zero su tutti. Da Silvio Berlusconi definito «l’imperatore della sfiga» durante il terremoto a L’Aquila, alla senatrice Daniela Santanchè bollata come «una demente bugiarda e venduta». Tanto da aggiungere: «Se fossi una donna, le sputerei in faccia». Non si salva nemmeno la polizia: «Sembra più un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini», scriveva il non ancora ministro. Parole che rilette a un mese dal nuovo incarico, stridono nel silenzio dei vertici del M5s, con cui i rapporti sembrano freddini, e con i toni infuocati del centrodestra. «Ci aspettiamo la condanna di tutte le forze politiche, senza se e senza ma», tuona Giorgia Meloni.