Eutanasia e suicidio assistito: la Consulta dà ragione a Marco Cappato, le reazioni del mondo Pro Life

L'intervento di Adinolfi: «Si apre una pagina orrida e da far west in cui ci sarà chi si arricchirà sulle sventure degli addolorati»

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La Corte Costituzionale si è pronunciata ieri sulla vicenda del leader radicale Marco Cappato in relazione alla caso del suicidio assistito di Dj Fabo. Questa decisione non legalizza ancora l’eutanasia in Italia, ma rappresenta certamente un chiaro segnale alla politica affinché legiferi al più presto. Appare evidente, nel contempo, che il Parlamento non potrà non tenere conto dell’orientamento della Suprema corte che, di fatto, ha aperto la strada ad una legge per il fine vita anche in Italia.

Molte sono state la reazioni a questa decisione da parte del mondo pro life italiano.

Jacopo Coghe e Toni Brandi, di Pro Vita e Famiglia.

“La decisione presa dalla Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo e sulla non punibilità ai sensi dell’art. 580 c.p. di Marco Cappato segna una svolta storica negativa per l’Italia: ora il Parlamento dovrà intervenire sull’aiuto al suicidio sapendo già che i casi come quello del DJ saranno considerati leciti e saranno permessi. Di fatto, la Consulta ha aperto una drammatica crepa nella diga che tutela il diritto alla vita: all’inizio sarà il caso per caso, poi il legislatore estenderà le condizioni e infine l’Italia farà la fine dell’Olanda. In più in questo modo ha introdotto nuove discriminazioni stabilendo condizioni arbitrarie tra chi potrà ‘farsi suicidare’ e chi no. Questo, mentre nella Costituzione non si parla mai di diritto alla morte, mentre si parla chiaramente di diritto alla vita. E’ un orrore giuridico, una scelta immorale, un principio devastante per le persone e le famiglie”.

Ad intervenire dal suo profilo Facebook anche il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi. “Marco Cappato ha vinto, certo. Ma ha vinto rovinando questo Paese e consegnandolo a una dimensione infernale. Voglio sapere chi potrà fermare ora Exit da aprire ‘cliniche’ per il suicidio in Italia sul modello svizzero. Cioè a pagamento. Si apre una pagina orrida e da far west in cui ci sarà chi si arricchirà sulle sventure degli addolorati. Ed è la premessa per normative eutanasiche che feriranno ulteriormente l’ordinamento giuridico italiano che da sempre ha considerato la vita umana come bene indisponibile”. Dal Popolo della Famiglia arriva anche una nota che annuncia sulla questione del fine vita la campagna del Movimento che sarà presentata domenica a Pomezia nel corso della IV Festa nazionale del quotidiano La Croce che farà da cornice anche all’Assemblea nazionale del partito.

Anche Massimo Gandolfini, leader del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, oggi divenuto associazione nazionale, ribadisce che “il Family Day ritiene irricevibile il pronunciamento della Corte Costituzionale che rischia di far diventare l’Italia uno dei pochissimi Paesi al mondo che consente il suicidio assistito. Questa decisione – prosegue Gandolfini – non porterà alcun diritto civile, maggiore dignità al malato e capacità di autodeterminazione. I parlamentari e le forze politiche che hanno a cuore la difesa della vita hanno il dovere di respingere questo ulteriore passo verso la creazione di una legislazione mortifera”.

La politica, chiamata in causa da Gandolfini, risponde attraverso la voce del senatore Simone Pillon, storico esponente del Family day, che fa sue le parole del leader della Lega Matteo Salvini: “La Consulta ha di fatto aperto la strada al suicidio di Stato, scavalcando il Parlamento. Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge. Parliamo con i medici, parliamo con le famiglie, però la vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro”.

Infine Emmanuele Di Leo, di Steadfast Onlus, afferma che “come associazione ci batteremo ogni giorno perché tutti gli argini possibile all’applicazione di questa sentenza vengano mantenuti e rinforzati nelle strutture sanitarie e nel cuore delle persone”.

In Parlamento, ad oggi, sono state depositate alcune proposte di legge, tra cui quella che porta le firme di parlamentari di Leu, Pd e M5s che riconoscerebbe al paziente con patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, il diritto all’induzione farmacologica della morte con la somministrazione dei trattamenti consentita anche presso il domicilio del paziente.