Crisi di Governo, ecco il percorso nelle Aule da compiere nei prossimi giorni

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Dopo le parole pronunciate dal vicepremier Matteo Salvini giovedi’ sera, che hanno di fatto aperto la crisi, il percorso che dovrebbe condurre il Paese al voto e’ stato avviato. La mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte depositata dalla Lega al Senato ha di fatto dato il via alla parlamentarizzazione della crisi. E, quindi, alla convocazione della capigruppo a palazzo Madama per lunedi’. Ma la strada del leader della Lega che vuole a tutti i costi arrivare presto alle urne, nei suoi deiderata il 13 ottobre, e’ gia’ disseminata di ostacoli. Non c’e’ soltanto l’appello del suo alleato di governo Luigi Di Maio rivolto a tutte le forze politiche affinche’, approfittando della riapertura delle Camere, si licenzi la riforma del taglio dei parlamentari (martedi’ alle ore 12 dovrebbe tenersi uan capigruppo alla Camera), ma c’e’ anche la richiesta avanzata dal Partito democratico di votare un’altra mozione di sfiducia depositata da tempo e cioe’ quella allo stesso ministro dell’Interno Salvini sui presunti fondi russi alla Lega.

Due mine non da poco. La prima perche’ appunto allungherebbe di molto i tempi per arrivare al voto (presumibilmente a maggio, per via degli adempimenti tecnici legati alla riforma) e la seconda perche’ se votata prima di quella del Carroccio potrebbe addirittura creare, grazie al sempre verde partito del non voto, la situazione paradossale per cui un ministro sfiduciato guidi un partito che, a sua volta, sfiducia il premier Conte. Ma soprattutto potrebbe estromettere Salvini dalla conduzione delle elezioni al Viminale. Salvini gia’ ieri non ha perso tempo nel denunciare “toni simili tra Pd e Cinque Stelle, tra Renzi e Di Maio. Mi auguro – aveva detto – che nessuno pensi di prendere in giro gli italiani, tirarla per le lunghe e dar vita a un governo che sarebbe inaccettabile per la democrazia”. Sentori subito stroncati dai due partiti tirati in causa, in primis da Movimento per il quale il ministro dell’Interno vaneggia. Una cosa pero’ e’ certa: l’irrompere della crisi sta disorientando e spaccando tutti gli attori in campo. Se nel Pd infatti il segretario dem, Nicola Zingaretti, continua a chiedere elezioni presto per un cambio di passo ed anche per poter avere il controllo dei parlamentari, ancora espressione della vecchia segreteria, proprio l’ex numero uno del partito, Matteo Renzi, che ancora controlla la maggior parte delle truppe in Parlamento, e’ molto attivo in queste ore.