Coronavirus, la Camera va avanti ma è paura contagio

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Il ‘Palazzo’ deve restare aperto, ha il ”dovere sacro” di “rappresentare il popolo” e i parlamentari “devono lavorare e dare l’esempio”, è il coro unanime in piena emergenza Coronavirus. Ma la paura del contagio resta e non c’è ‘stretta’ sanitaria che tenga. Anche oggi si ripropone la querelle sui lavori parlamentari e si dibatte sull’opportunità di stare fisicamente in Aula o fare ricorso a strumenti alternativi come il voto a distanza (adottato dal Parlamento europeo) o quello telematico per esaminare provvedimenti urgenti come il dl ‘Cura-Italia’.

Meglio tutti presenti o collegati in video conferenza o streaming? E chi viene dalle zone dei focolai dovrà fare prima un tampone? Per garantire la debita distanza e il rispetto alla lettera delle misure imposte dal governo a tutela della salute, Camera e Senato sono corse ai ripari. Ma i dubbi restano. Su tutto prevale la paura dell’untore. Vari deputati e senatori sono ‘positivi’ al Covid-19, altri sono in quarantena obbligatoria e autoisolamento precauzionale, soprattutto quelli provenienti dalle zone rosse, al Nord. Alcuni si sono sottoposti al test di verifica del Covid-19, altri lo faranno.