Conte-bis, sulla carta nessun problema di maggioranza alla Camera ed al Senato

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Sulla carta, nessun colpo di scena dovrebbe turbare l’esito del voto di fiducia al nuovo governo Conte. Ne’ alla Camera, dove la maggioranza (circa 348 voti) gode di un ampio e solido scarto sulle opposizioni, ne’ al Senato, tradizionalmente punto debole di quasi tutti i governi, ma dove stavolta i consensi potrebbero risultare superiori al previsto: si parte da una base minima di 161 voti, ma non e’ escluso che, al dunque, si possa arrivare a circa 170 se i senatori a vita e alcuni esponenti del gruppo misto, che non si sono ancora pronunciati, decideranno di aggiungersi alla maggioranza giallo-rossa. La fase decisiva per la nascita del Conte-bis inizia lunedi’ a Montecitorio e si conclude martedi’ a Palazzo Madama, tra le proteste esterne di Fdi e della Lega che hanno indetto una manifestazione di piazza. Assente, invece, Fi che, secondo l’indicazione di Silvio Berlusconi, condurra’ la sua battaglia di opposizione solo in Parlamento, con l’intento di dimostrare anche l’infondatezza delle voci che danno un imprecisato gruppo di dissidenti a favore del voto di fiducia.

Il governo piu’ giovane della Repubblica (eta’ media 47 anni, inferiore ai 50 dell’esecutivo giallo-verde) sembra destinato a non vivere continuamente col pallottoliere alla mano. O meglio, anche il primo Conte era partito sotto i migliori auspici numerici, ma ha perso pezzi strada facendo soprattutto al Senato – principalmente a causa delle espulsioni nel M5s – arrivando negli ultimi tempi, in qualche occasione, a mancare il traguardo minimo della maggioranza assoluta. Maggioranza fissata a quota 161, che la nuova coalizione riesce appena a centrare con i 106 senatori del M5s (al netto di Gianluigi Paragone che si e’ dichiarato contrario prima del voto su Rousseau ma potrebbe ora ripensarci), i 51 del Pd e i 4 di Leu. Maggioranza sul filo di lana, dunque? Non necessariamente, sommando il socialista Riccardo Nencini, i tre ultimi espulsi dal M5s che si opposero alla linea di Salvini (Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Saverio De Bonis) e che ora sono orientati sulla fiducia, nonche’ alcuni esponenti delle Autonomie: il rappresentate della Union Valdôtaine, che ha gia’ annunciato il “si'”, l’ex-Pd Giancarlo Bressa e, probabilmente, Pierferdinando Casini, nonostante i mugugni per l’ingresso di Leu nel governo. Potrebbero aggiungersi, infine, alcuni o tutti i voti dei sei senatori a vita (Giorgio Napolitano, Liliana Segre, Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia, Renzo Piano) che sveleranno le loro intenzioni in Aula.