Call center Inps: no alla clausola sociale per 150 lavoratori Almaviva Napoli. Interrogazione di Fratelli d’Italia e ricorso al difensore civico regionale

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I lavoratori di Almaviva sono nuovamente in agitazione. Dopo la dolorosa vicenda del licenziamento dei 1666 lavoratori della sede romana e del sofferto accordo per l’accesso alla cassa integrazione ed al blocco del tfr e degli scatti di anzianità in busta paga che, con l’avallo dell’allora Ministro Calenda e della vice ministro Teresa Bellanova, dovettero subire i quasi 900 dipendenti della sede di Napoli per scongiurare il licenziamento toccato invece ai colleghi romani, il centro napoletano sembrava essere venuto fuori finalmente dalle sacche della crisi con l’arrivo della Commessa Inps per la gestione del numero verde 803164 dell’ente previdenziale italiano e la fuoriuscita dall’accordo capestro che ha tolto soldi dalle tasche dei lavoratori per tre anni bloccandone anche il tfr in chiave futura in cambio della conservazione del posto di lavoro. Ma la nuova mannaia che si sta abbattendo nuovamente in queste ore sulle teste dei lavoratori era alle porte. A marzo scorso, infatti, l’INPS, che nel mentre aveva messo nuovamente a gara il proprio contact center, ha assegnato il servizio a Comdata, azienda milanese controllata dal Fondo USA Carlyle (fonte web ndr). E Comdata – forte della sentenza del Tar Lazio pronunciata a luglio che bocciava i ricorsi delle aziende non aggiudicatarie della gara a marzo e cioè Transcom Covisian e la stessa Almaviva – ha subito piazzato due duri colpi sulle vite dei lavoratori di Almaviva decidendo, in prima istanza, di spostare la sede del futuro Contact center Inps a lei assegnato per gara pubblica a Marcianise, in provincia di Caserta, e non già a Napoli dove ha ancora sede il servizio in conduzione ad Almaviva fino al 30 novembre prossimo nel centro aziendale di via Brin 69. Per poi decidere unilateralmente di applicare la clausola sociale in modo non condiviso con i sindacati, lasciando così fuori dalla tutela della legge 11 del 2016 – quella stessa legge che appunto prevede la tutela per i lavoratori delle telecomunicazioni che sono operativi su commesse pubbliche in caso di cambio di appalto – quasi 150 lavoratori Almaviva che a dire dell’azienda milanese aggiudicataria dell’appalto non avrebbe i requisiti della esclusività sul servizio.
Pronta la risposta delle aziende escluse che hanno immediatamente aperto le procedure per i licenziamenti collettivi avvisando Comdata Inps e le OO.SS. che avrebbero considerato esubero e quindi licenziato ogni lavoratore che non fosse stato assorbito dalla ninfa conduttrice dell’appalto. Almaviva, quindi, ha aperto le procedure di Fondo integrativo salariale per tutti i 559 lavoratori attualmente operativi sul servizio 803164 fino al 30 novembre, annunciando che per ogni lavoratore non assorbito da Comdata la prospettiva sarà il licenziamento al termine della Fis previsto al 31 marzo 2020. A nulla sono servite le mobilitazioni sindacali che hanno portato agli incontri al Mise di fine ottobre e inizio novembre, che si sono conclusi con un mancato accordo. Un nulla di fatto che ha praticamente aperto la strada verso il licenziamento per tutti quelli che secondo Comdata non avrebbero il requisito della esclusività sul servizio.
La valutazione di Comdata, per quanto comunque contemplata dalla legge sulla clausola sociale, non tiene però conto della fungibilità su vari servizi tipica del lavoro dei call center specialmente nelle aziende come Almaviva che si reggono sul multiskill e sulla fungibilità appunto dei lavoratori su più commesse nella stessa giornata lavorativa.
Argomento, questo del multiskill e della fungibilità, che i lavoratori di Almaviva riunitisi in ‘Comitato autoconvocato’ hanno spiegato nel ricorso al Difensore civico della Regione Campania avvocato Giuseppe Fortunato presentato il 12 novembre in Consiglio regionale nel corso di una infuocata assemblea alla quale hanno preso parte un folto numero di dipendenti. Il Difensore civico, da par suo, ha sottolineato che con atto formale recante la stessa data ha immediatamente scritto al Mise ed agli enti preposti per chiedere l’immediata riapertura del tavolo con Comdata e le aziende cedenti per la corretta applicazione della clausola sociale e il blocco delle procedure aperte da Almaviva, ritenute non conformi alla pressi perché circoscritte al solo perimetro dei lavoratori coinvolti dal cambio di appalto eventualmente non assorbiti da Almaviva.
Dello stesso parere e tenore l’interpellanza di Fratelli d’Italia presentata in Commissione lavoro della Camera dal deputato Walter Rizzetto, che a nome del partito ha chiesto l’immediata riapertura del tavolo politico al Mise ed al Ministero del Lavoro per scongiurare i licenziamenti, “anche per non disperdere le grandi potenzialità acquisite dai laboratori dal 2017 sul servizio Inps” ha poi concluso lo stesso Rizzetto in una nota diramata alla stampa.
Massima solidarietà da Fratelli d’Italia è stata poi espressa dalla leader nazionale Giorgia Meloni che in un tweet ha parlato di “emergenza occupazionale al Sud” chiedendo con forza che il Governo riapra subito la trattativa.
Intanto stamattina i lavoratori di Almaviva sono in presidio dinanzi alla sede nazionale Inps per consegnare al Presidente Pasquale Tridico l’atto del Difensore civico della Regione Campania e l’interpellanza dell’On. Rizzetto di Fratelli d’Italia ed anche per ricordare al Presidente Inps quanto contenuto nella sua relazione annuale presentata il 10 luglio scorso a Roma con la quale ha annunciato chiaramente il progetto di internalizzazione del Contact center nazionale di Inps e di tutti i lavoratori nei prossimi due anni, con la trasposizione di Sispi in Inps Servizi Spa per la grande professionalità acquisita dai lavoratori, già divenuto legge con l’emendamento al Salva imprese approvato sia dalla Camera che dal Senato.