Alitalia, faro Ue su aiuti di Stato; Patuanelli riapre il dossier

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Nel giorno in cui il governo prova a riaccendere i motori su Alitalia dalla Ue arriva una nuova doccia fredda sulla compagnia. La Commissione ha infatti avviato un’indagine per valutare se il prestito di 400 milioni di euro concesso da Roma ad Alitalia alla fine dello scorso anno per sostenere il piano di cessione dell’azienda costituisca un aiuto di Stato e se sia conforme alle norme europee in materia. Bruxelles, precisa però che l’apertura dell’indagine è un passaggio formale che permette ora all’Italia e alle altre parti interessate l’opportunità di esprimere le proprie opinioni. Una mossa che arriva nelle stesse ore in cui, dopo settimane di lavoro silenzioso, Stefano Patuanelli esce allo scoperto sul dossier: “Credo ci sia un’interlocuzione aperta con diversi soggetti che si sono avvicinati in queste ultime ore”. Una frase di grande speranza per l’ex compagnia di bandiera, per la quale stanno lavorando alla ristrutturazione gli ex Blue Panorama, ovvero il neo direttore generale Giancarlo Zeni e il commissario straordinario Giuseppe Leogrande. “Confido in una soluzione positiva”, aggiunge sibillino il ministro dello Sviluppo economico, che da Napoli predica “ottimismo”, pur non nascondendo una certa preoccupazione per la vicenda. Dopo tutto il tempo stringe: entro il 31 maggio, secondo la deadline del governo, gli asset aziendali devo essere venduti, oppure si dovrà creare una newco con il rischio di nuovo esborso pubblico. Ecco allora che si punta alla cessione della compagnia, con il bando ufficiale che arriverà nelle prossime ore. I tempi però saranno più rapidi del normale timing: dopo la pubblicazione della cornice normative con i vari criteri per la prima fase esplorativa, ci sarà un momento più rapido per le offerte vincolanti. I pretendenti? Al momento si sceglie da più livelli la linea della massima riservatezza, ma è probabile pensare che possano tornare in ballo Lufthansa (‘sponsorizzata’ da Atlantia ai tempi della cordata con Fs) e Air France-Klm. Entrambi i colossi dei cieli europei puntano ovviamente all’ottimo mercato del trasporto aereo italiano, che ha visto triplicare i passeggeri dal 1997 ad oggi. Il problema comune è che si chiede una compagnia più snella per quanto riguarda i costi aziendali, con meno aerei e meno personale. Questo è però un tema molto delicato, dopo che solo 24 ore fa l’azienda ha chiesto sette mesi di cassa integrazione straordinaria per quasi 4mila dipendenti, anche tenendo conto di imprevisti dovuti all’epidemia di coronavirus.Il vettore ha infatti chiesto una nuova Cigs dal 24 marzo al 31 ottobre per un totale di 3.960 dipendenti. Una proposta che ha suscitato ovviamente la reazione dei sindacati, che chiedono una soluzione all’esecutivo per un dossier troppo complicato negli ultimi anni. “Governo e opposizione ora non possono più sottrarsi, non c’è più spazio per le promesse a vuoto. Con l’annuncio di Alitalia si certifica la condizione di crisi emergenziale del trasporto aereo italiano”, spiega la Uiltrasporti, mentre la Fit Cisl denuncia “conti che non tornano. Di soluzioni per il rilancio della compagnia invece non si vede traccia. Rinnoviamo la richiesta di incontro con il Ministro Patuanelli per capire dove si vuole andare”.