Siria, bombe sui reporter stranieri. E Trump ritira le truppe

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L’annuncio stavolta arriva dal numero uno del Pentagono, Mark Esper, nel corso di un’intervista televisiva: Donald Trump ha ordinato il completo e immediato ritiro delle truppe Usa nel nord della Siria. Una decisione choc, con la quale di fatto gli Stati Uniti abbandonano definitivamente gli alleati curdi, travolti da un’offensiva turca che sta assumendo dimensioni molto più vaste del previsto e costretti a chiedere aiuto al regime siriano di Assad. Del resto Recep Tayip Erdogan lo ha detto chiaramente: «Nulla potrà fermarci», nemmeno l’embargo sulle armi annunciato da Francia e Germania e sul quale nelle prossime ore si pronunceranno i ministri degli Esteri dell’Unione europea. Tantomeno la minaccia di severissime sanzioni che arriva da Washington sembra intimorire il leader turco: «Quelli che pensano di bloccarci così si sbagliano di grosso», ha detto alla tv di Stato.

Che Erdogan sia irremovibile alla Casa Bianca e al Pentagono, è oramai ben chiaro. Così come pochi sono i dubbi sulla scelta fatta da Trump, sempre più convinto di portare avanti la sua linea di un disimpegno dal conflitto. Questo nonostante le preoccupanti voci che parlano di vittime, di migliaia di civili in fuga e di centinaia di prigionieri jihadisti già scappati da un campo nel nordest della Siria. Ecco allora che, in una drammatica riunione serale nel bunker della Situation Room, il tycoon circondato dai massimi responsabili della sicurezza nazionale ha dato l’ordine di evacuare tutti i circa mille soldati presenti nel nord del Paese: un’escalation sorprendente, dopo che già la scorsa settimana circa 50 militari delle forze speciali Usa erano stati spostati dall’area di confine per non mettere a rischio la loro incolumità.