Sciopero alla General Motors, 50mila operai paralizzano il gigante dell’auto

Chiedono il rinnovo del contratto: chiusi 33 stabilimenti produttivi e 22 magazzini in 9 stati degli Stati Uniti: prima grande agitazione in 12 anni

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Il primo sciopero in 12 anni. Stop che il Wall Street Journal ha descritto come “il primo grande sciopero in un decennio”. Quasi 50.000 lavoratori del gigante automobilistico Usa dell’auto General Motors (49.000 unità) hanno incrociato le braccia ieri, dopo la rottura delle relazioni tra azienda e sindacati. I lavoratori GM hanno chiuso 33 stabilimenti produttivi e 22 magazzini per la distribuzione dei pezzi di ricambio in 9 stati degli Stati Uniti.

Non è chiaro per quanto tempo durerà l’astensione dal lavoro delle tute blu americane. Che i rapporti fra il colosso automobilistico di Detroit fosse i sindacati a stelle e strisce fossero tornati tesi lo si era capito a fine novembre dopo l’annuncio del gruppo guidato da Mary Barra di voler chiudere sette impianti, di cui cinque in Nord America, tagliando del 15%, più di 14.000 posti, la forza lavoro fra Stati Uniti e Canada. Decisioni che hanno fatto infuriare la Casa Bianca e prese dall’azienda per fronteggiare il calo di vendite del settore automobilistico messo in ginocchio dalle tensioni commerciali fra Usa e Cina.

Ora, dopo che la trattativa fra le parti per il rinnovo del contratto quadriennale si è arenata, le associazioni di rappresentanza dei lavoratori hanno dichiarato lo sciopero, che è l’ultima arma di protesta.

Il sindacato a stelle e strisce, per bocca di Terry Dittes, vicepresidente della UAW, il principale negoziatore per le tute blu a stelle e strisce dentro il colosso automobilistico, ha fatto sapere che GM non ha risposto in maniera decisa alle sue richieste, mentre l’azienda dichiara di aver fatto offerte sostanziali, tra cui salari più alti e nuovi investimenti in fabbrica. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha invitato sia GM sia sindacati a “trovare un’intesa” e su Twitter ha sollecitato “General Motors e United Auto Workers ad andare d’accordo”.

(affaitaliani.it)