Coronavirus, la Fed azzera il costo del denaro e compra titoli di Stato

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Coronavirus, la Fed azzera i tassi. Le Banche centrali, attraverso un’azione coordinata, rassicurano sulla liquidità correndo in aiuto dei mercati, nella speranza che la settimana che si apre non faccia rivivere lo shock della scorsa, che verrà ricordata negli annali. E arriva il bazooka della Fed, che azzera i tassi, portandoli in una forchetta da 0 a 0,25, e lancia un massiccio programma di Quantitative Easing per acquistare 700 miliardi di dollari di titoli al fine di sostenere l’economia americana e proteggerla dall’impatto del coronavirus.

Esulta il presidente Donald Trump che da tempo fustiga la Fed e il suo presidente Jerome Powell, per non essere troppo incisivi nel tagliare il costo del denaro: «Sono contento. La decisione della banca centrale è un grande passo», ha commentato il tycoon. Poche ore prima era arrivata la mossa della Banca centrale cinese, che assicura: la liquidità è ampia e sufficiente. Gli occhi dei mercati sono ora puntati sulla la riunione dell’Eurogruppo di domani. La preoccupazione per l’economia resta alta, con gli Usa che allontanano lo spettro recessione: «Non mi aspetto che l’emergenza coronavirus porterà l’economia americana in recessione», dice il segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin, ammettendo però che questa crisi sta comportando un «rallentamento di portata seria».

Dalla Cina, il paese da cui è partita l’epidemia, arriva un messaggio chiaro: la Banca centrale (Pboc) terrà la liquidità ad un livello ragionevole e sufficiente per garantire un costo dei prestiti basso, assicura il capo del dipartimento per la politica monetaria della banca centrale, Sun Guofeng. E anche l’Authority bancaria (Cbirc) fa sapere che verrà sostenuto il finanziamento commerciale e il credito al consumo per dare una spinta all’economia. Ma qualche indicazione più precisa dell’impatto del virus sul tessuto produttivo potrebbe arrivare proprio domani, quando Pechino pubblicherà gli indici della produzione industriale e il tasso di disoccupazione di febbraio.