Via dalle città, sì ai piccoli paesi: la nuova frontiera dello smart working

Studi francesi e americani lo confermano: è in atto la fuga dalle grandi città del lavoro centralizzato anche nel post pandemia.

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Le città status-symbol si svuotano e una platea di lavoratori sfrutta le possibilità dello smartworking per tornare a vivere in spazi più a misura d’uomo. Sta succedendo in tutti i Paesi occidentali, dove i cambiamenti introdotti per fronteggiare pandemia e lockdown hanno aperto la strada a nuove formule lavorative. Secondo l’ultimo studio Cadremploi, sito di reclutamento rivolto ai dirigenti, che ha sondato le aspettative dei manager francesi sul lavoro post pandemico il 77% è soddisfatto di come l’emergenza sanitaria è stata gestita dalla propria azienda, ma questo non impedisce alla metà di loro di desiderare un cambiamento, intravisto anche grazie alle nuove modalità lavorative. Quasi la metà sta meditando un cambiamento drastico, che può contemplare sia un diverso impiego sia, più semplicemente, lasciare le grandi città per continuare a lavorare, magari da remoto, da luoghi in cui il costo e la qualità della vita sono più a misura d’uomo. La meno amata è proprio Parigi, sogno dei turisti ma incubo dei cittadini. Costi della vita altissimi, ritmi stressanti, ore sui mezzi pubblici, rumore e inquinamento: in tanti guardano a città tradizionalmente considerate minori come Bordeaux, Nantes e Lione. E molti sono disposti anche a vedersi abbassare lo stipendio o accettare mansioni diverse per poter lasciare la capitale.