Servizi essenziali, si lavora per evitare lo sciopero generale: intervista a Vito Vitale della Cisl

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Per mettere in sicurezza il mondo del lavoro, Governo Confindustria e Sindacato stanno ragionando da tempo sulle misure da mettere in campo per la salvaguardia di imprese e lavoratori. Ma dopo i primi passi positivi con la firma del protocollo del 14 marzo, ieri il confronto ha registrato una battuta d’arresto dopo che il Governo ha ceduto alle pressioni del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che ha chiesto all’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte di rivedere la lista delle imprese ritenute essenziali per il Paese.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Vito Vitale, Segretario generale della Fistel-Cisl, la categoria che rappresenta il mondo delle Telecomunicazioni.

Segretario, qual è per un sindacalista di lungo corso come lei lo stato d’animo con il quale affronta questo delicato momento per il Paese?

Stiamo affrontando una situazione di emergenza straordinaria senza precedenti. Da quando sono segretario generale della Fistel non mi era mai capitato di dover gestire nello stesso momento le ansie e le tensioni che provengono, minuto dopo minuto, da ogni parte. A chiamarmi, in questi giorni, ci sono davvero tutti, non solo i miei uomini che presidiano territori e aziende da Nord a Sud nel Paese. Quando fai sindacato a certi livelli e metti in gioco te stesso in tutto e per tutto, finisci col diventare punto di riferimento non solo per i tuoi stretti collaboratori. Il mio telefonino è aperto h 24 per tutti e stiamo gestendo la situazione cercando di mantenere i nervi saldi. In questi momenti, chi ha la responsabilità di un’organizzazione complessa come quella che presiedo deve apparire calmo e determinato. Ed è quello che assieme ai componenti della mia squadra stiamo provando a fare.

Come state gestendo l’attività di rappresentanza dei lavoratori in questo momento nel quale è impossibile incontrarsi e organizzare riunioni con le aziende e assemblee tra i lavoratori?

Siamo il sindacato delle Telecomunicazioni, siamo attrezzati per gestire questo tipo di emergenza. Sono a stretto contatto tutto il giorno con i componenti della segreteria e della struttura nazionale e con la Cisl Confederale. Ho una interlocuzione diretta con la Segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, con la quale facciamo costantemente il punto della situazione per tutte le situazioni più delicate. Con i miei collaboratori condividiamo chat dedicate su whatsapp e ci riuniamo, all’occorrenza, in videoconferenza. Ho, infine, un rapporto costante con tutti i segretari generali delle regioni, che mi informano, passo dopo passo, sull’andamento delle attività di remotizzazione del lavoro nelle singole aziende di tutti i settori e mi aggiornano sulle necessità dei territori, delle Rsu, delle Rsa e dei lavoratori.

Veniamo al suo settore. Nelle Telecomunicazioni coesistono realtà diverse. Grossi player come Telecom, WindTre, Vodafone, tanto per citarne alcuni. Poi ci sono i call center, con tutti i problemi che li caratterizzano. Quali saranno le ricadute di questo stato di emergenza  che costringerà allo stop forzato molte delle realtà che la sua Organizzazione sindacale rappresenta?

Il settore delle Telecomunicazioni sta reggendo e si sta dimostrando centrale per il Paese. In un momento del genere ci stiamo accorgendo di quanto sia stato importante per l’Italia il potenziamento delle Reti e di quanto sia stato fondamentale aver investito sulla banda ultra larga e sul 5g: se oggi ci apprestiamo a remotizzare centinaia di attività, alcune delle quali di vitale importanza proprio in questo momento come la gestione del contact center di Inps, lo possiamo fare proprio grazie agli investimenti fatti negli anni in questo settore e ad un sindacato che ha saputo cogliere le sfide. E la Cisl e la Fistel hanno sempre avuto un ruolo di primo piano in tutti questi complessi processi industriali e relazionali.

Come sta procedendo l’attività di remotizzazione del lavoro prevista dal Cura Italia per tutte quelle aziende, come i principali vettori delle Telecomunicazioni e gli outsourcer, che possono attivare il lavoro agile consentendo così ai lavoratori di lavorare da casa?

Le aziende si stanno organizzando e stanno predisponendo una rete di lavoratori che si sta collegando da casa sfruttando le tecnologie messe a disposizione dai principali provider di telefonia fissa. Il processo non è semplice e non è facile. Le prime a partire sono state le aziende ‘in house’, i grandi vettori del mercato della telefonia mobile e fissa che hanno remotizzato quasi tutte le proprie attività di customer care e It. Quindi, è stata la volta degli outsourcer. Tutte le attività che non sarà possibile remotizzare saranno gestite con il ricorso alla cassa integrazione e al Fis. Nessuno sarà lasciato solo e il sindacato vigilerà affinché la sicurezza e il salario di tutti i lavoratori siano garantiti.

La sua Federazione rappresenta anche altri settori importanti. Tra questi ci sono l’editoria, le agenzie di stampa e i quotidiani, l’emittenza radio televisiva pubblica e privata. Ma anche l’industria pesante con il settore dei cartai a carnotecnici e l’editoria legata al libro e alle edizioni scientifiche e specialistiche. Cosa ne sarà di questi settori una volta usciti dall’emergenza sanitaria?

Non temo per le aziende che producono contenuti legati all’informazione. Stiamo notando tutti quanto sia centrale nella nostra vita quotidiana, specialmente in questi delicati momenti, avere un ampio ventaglio di aziende editoriali, agenzie di stampa, quotidiani e aziende dell’emittenza televisiva pubblica e privata che operano su tutto il territorio nazionale per informare gli italiani su ciò che sta accadendo. Per l’Editoria legata all’Informazione, in ogni caso, quando sarà superata la crisi occorrerà ripristinare i meccanismi di sostegno che negli ultimi anni sono stati messi in discussione più per inseguire un sentimento di pancia di una parte della politica che, invece a mio modesto avviso, perché si sia fatta una riflessione vera e ragionata sulla loro efficacia e sulla opportunità di mantenerli in vita.

Mi preoccupa, invece, la situazione del mondo dell’editoria legata al libro, ed in particolare l’editoria legata al mondo delle edizioni scientifiche e specialistiche. Dopo l’emergenza Covid-19 bisognerà ripensare gli strumenti di sostegno e di sviluppo per quei settori, dando respiro a queste imprese e facendo ripartire immediatamente la macchina della scuola, quella universitaria e quella dei concorsi pubblici. Quanto all’Industria cartaia e cartotecnica occorreranno misure di sostegno anche per queste attività, che sono state per anni centrali per lo sviluppo dell’Italia. Questo lavoro sarà strategico per rilanciare l’economia e la vita del Paese in generale.

E per l’esercizio cinematografico e lo spettacolo, che pure sono settori che ricadono sotto la sua responsabilità?

Per questi settori occorre mettere subito in sicurezza tutte le imprese e i lavoratori. So di molte associazioni datoriali che si sono immediatamente attivate per avviare la procedura telematica di ricorso all’ammortizzatore sociale come prevede il decreto Cura Italia. Altre lo faranno nei prossimi giorni. Dopo questa crisi, la gente avrà voglia di ritornare presto alla normalità. Andare al cinema e a teatro sarà per gli italiani come riappropriasi di una libertà che adesso gli viene negata per ovvie ragioni. Questi settori, finita la crisi, saranno centrali per la vita degli italiani.

Segretario, stamattina la leader della Cisl Annamaria Furlan, intervenendo ad Agorà da Serena Bortone, ha detto che mai nella sua vita ha chiesto di chiudere aziende, ma in questo momento è necessario sospendere la produzione di beni non essenziali.

Si sente di dover aggiungere qualche riflessione più specifica alle parole della Segretaria Cisl?

Mi sento perfettamente in linea con quanto sostenuto dalla nostra Segretaria generale. Il sindacato non può mai chiedere la chiusura delle fabbriche. Ma pensare di lasciare aperte alcune imprese che in questo momento non sono centrali per fare andare avanti il Paese, onestamente, significa cedere alle pressioni degli industriali ed esporre così migliaia di lavoratori al pericolo del contagio ed al rischio di propagarlo a migliaia di persone, a cominciare dai loro familiari. E questo per noi è inaccettabile.

Soltanto pochi giorni fa avete siglato assieme a Confindustria un protocollo condiviso per gestire con l’Esecutivo l’emergenza. Qual è allora il motivo dello scontro con il Governo?

Non si possono cambiare le regole già condivise, tutto qua. Dopo una lunga trattativa durata ore, abbiamo raggiunto un accordo complesso. Poi è arrivata nella notte la lettera del Presidente Vincenzo Boccia sulle modifiche ulteriori da apportate alla lista delle attività essenziali richieste da Confindustria. Non siamo stati nemmeno avvisati. Se il Governo non tornerà indietro sui sui passi, saremo costretti alla mobilitazione generale.

Siete pronti, allora, allo scontro con il Governo per la sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie?

Questa per la Cisl e per la Fistel è la priorità. Confidiamo nel buon senso di Governo e Confindustria. Chiudere adesso una fabbrica o una azienda la cui attività non è ritenuta essenziale per il Paese, per salvaguardare la salute di chi ci lavora dentro, significa riaprirla appena sarà possibile più forte di prima perché, in questo modo, ne avremo salvaguardato il know how e le professionalità. Abbiamo la convinzione che si dovrà recuperare il terreno perduto. Ma questo non ci fa paura: noi siamo il sindacato dei lavoratori italiani. E gli italiani, da sempre, sono un popolo di lavoratori che sa cosa significa il sacrificio, nella vita come nel lavoro.

Qual è, in conclusione, il messaggio che si sente di rivolgere ai lavoratori rappresentati dalla Fistel-Cisl?

Dico a tutti i nostri iscritti, a tutti i nostri simpatizzanti e, in generale, a tutti i lavoratori dei settori che rappresentiamo che non devono aver paura, presto si verrà fuori da questa emergenza. Questa esperienza ci deve far riflettere: nulla, una volta venuti fuori dalla crisi, sarà più come prima. E il sindacato dovrà attrezzarsi a dover affrontare i cambiamenti imposti dalle tecnologie avanzate, in un sistema nel quale, oltre alle tutele sanitarie per i cittadini, occorre tanta sicurezza sui luoghi di lavoro e nei processi produttivi.