Scuola, l’Anief: “Ci sono 150mila posti vacanti, si stabilizzino i precari”

Secondo il sindacato, "nell'amministrazione pubblica continua a mancare la volontà di applicare nel settore pubblico le regole vigenti in quello privato"

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Secondo l’Anief stride sempre più il confronto tra il trattamento dei dipendenti pubblici e privati: lo confermano gli ultimi dati nazionali Inps sul periodo gennaio -novembre, dai quali risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato, mentre si registra un netto incremento delle assunzioni definitive. Anief ritiene che questi dati rappresentino l’ennesimo campanello d’allarme per il pubblico impiego, a partire dalla scuola, dove ci sono non meno di 150 mila posti di docenti vacanti, di cui la metà di sostegno, e altri 50 mila per il personale Ata. Secondo il sindacato “in entrambi i casi, il Miur nasconde la maggior parte dei posti liberi in organico di fatto, destinandoli così solo ai supplenti e cassando sul nascere qualsiasi possibilità che vengano destinati ai precari”. Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quando nell’amministrazione pubblica si parla di stabilizzazione dei precari, continua a mancare la volontà di applicare nel settore pubblico le regole vigenti in quello privato”.

“La verità – aggiunge – è che bisogna procedere verso l’armonizzazione delle regole tra i due comparti, sia per quel che riguarda la contrattazione di lavoro, sia per la stabilizzazione dei precari abilitati e non con 36 mesi di servizio svolto: in questo modo, una volta annoverati tutti i posti liberi nell’organico di diritto a allargato l’uso della ‘call veloce’ predisposta per le Gae, verrebbero così assunti tutti i supplenti docenti inseriti nelle graduatorie di istituto di seconda e terza fascia, prevedendo per quest’ultimi l’acquisizione del diploma abilitante attraverso la frequenza di un corso ad hoc nell’anno di prova; si realizzerebbe inoltre il contratto a tempo indeterminato per tutti gli idonei del concorso di religione cattolica, come per gli educatori e per tutto il personale Ata dimenticato”, conclude Pacifico.