Nuovo accordo Commissari e ArcelorMittal, sindacati lo bocciano

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Al termine di quattro mesi di un braccio di ferro durissimo ArcelorMittal e i Commissari Ilva in As, con il supporto del Mise, hanno raggiunto un accordo che modifica i termini del contratto di affitto e di acquisto degli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva. Si chiude così, con un’intesa extraprocessuale, la guerra giudiziaria in corso che cancella per questo l’udienza che avrebbe dovuto dire l’ultima parola sul dossier, fissata per il 6 marzo prossimo. A firmare l’intesa, nello studio notarile Marchetti a Milano, l’ad di A.Mittal Italia Lucia Morselli e di due commissari. L’accordo conferma in sostanza quanto già tratteggiato nel pre-accordo del 20 dicembre 2019 e disegnato nella richiesta di autorizzazione alla transazione dei Commissari al Mise il 25 febbraio scorso.

Cinque i punti più significativi: il via ad un nuovo piano industriale fondato sulla riduzione del 30% dell’uso del carbone, il rifacimento degli impianti, l’adozione di tecnologie produttive rispettose dell’ambiente (forno elettrico e utilizzo del preridotto) e in prospettiva l’uso di idrogeno con cui si consente la graduale decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto, in una ottica di transazione verso tecnologie green; la conferma che saranno mantenuti gli attuali livelli occupazionali pari a 10.700 dipendenti entro la fine del piano industriale 2020-2025.

E ancora: l’ingresso nel capitale sociale di Am Investco, tramite un aumento di capitale, di investitori pubblici e privati; la possibilità per A.Mittal di recedere entro il 31 dicembre prossimo qualora non si addivenga alla stipula di un accordo di investimento entro il 30 novembre 2020 a fronte del pagamento di una caparra penitenziale , parametrata all’ammontare totale dei canoni di affitto che le affittuarie avrebbero dovuto corrispondere sino all’agosto 2023, di 500 mln. E, infine, l’avvio delle trattative con i sindacati per il ricorso a strumenti di sostegno, compresa la cassa integrazione guadagni straordinaria, con cui a raggiungere la piena capacità produttiva dello stabilimento di Taranto.

Ma sull’intesa è arrivato il no dei sindacati che di fatto hanno bocciato la mediazione tra governo e multinazionale dell’acciaio. “Riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo sul risanamento ambientale, le prospettive industriali e occupazionali del Gruppo”, commentano unitariamente i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Un’incertezza che si somma ad una “totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova AMinvestco”, accusano ancora.