Lavoro, in Italia si sfiora il record storico di occupati

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Mai in così tanti a lavoro. Gli occupati in Italia ormai sfiorano i 23,5 milioni. Un record storico. E a crescere sono soprattutto i posti fissi, mentre gli autonomi non fanno che diminuire. Nell’ultimo report dell’Istat, che fa il punto su novembre, emerge poi chiaramente come a spingere siano le donne e i giovani maturi. Forte è anche la discesa degli inattivi, coloro che non hanno un impiego né lo cercano. Tra quelli che bussano alla porta del mercato del lavoro però c’è chi resta a mani vuote, finendo tra i disoccupati. Ecco perché il tasso dei senza posto non arretra, restando stabile al 9,7%. In Ue livelli più alti si vedono solo in Spagna e Grecia. Comunque l’Italia, almeno, sembra essersi scrollata di dosso la doppia cifra. La disoccupazione è sotto il 10% da sei mesi. Per il premier Giuseppe Conte si tratta di dati «incoraggianti», anche se «bisogna fare ancora tanto, al Sud in particolare». Il massimo storico raggiunto dal tasso di occupazione, al 59,4% – valore fin qui mai comparso nelle serie Istat sin dal 1977 – e la crescita dei posti a tempo indeterminato (+67 mila) sono delle «ottime notizie», anche per la titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo. La ministra pentastellata rimarca inoltre la forte riduzione degli inattivi, ai minimi da sempre, segno, sostiene, «che la strada che abbiamo avviato con il Reddito di cittadinanza e la riforma delle politiche attive del lavoro sta dando i suoi frutti». I parlamentari M5s rivendicano così i risultati, attribuendoli, oltre che al Reddito, a misure come «il decreto Dignità» e «Quota 100». Intanto nella maggioranza continua il dibattito sul Jobs act, dopo la proposta del ministro Roberto Speranza di reintrodurre l’articolo 18. «Con il Jobs Act aumentano le assunzioni e calano i licenziamenti», scrive Matteo Renzi sui social. Prende posizione anche il Pd con la sottosegretaria dem, Alessia Morani, invitando alla cautela circa eventuali revisioni. «I licenziamenti sono in calo. Partiamo da qui ed evitiamo prese di posizione ideologiche non fondate sulla realtà». Tornando ai dati dell’Istat, in un mese gli occupati complessivi sono saliti di 41 mila unità. Merito quasi esclusivo delle donne (+35 mila). Contribuiscono anche i giovani tra i 25-34enni e gli over50, anche se quest’ultimi non crescono più come in passato. La riforma Fornero è stata ormai, in termini statistici, assorbita. Calano invece i lavoratori nella classe centrale d’età (35-49enni). Ma non è tanto colpa dell’economia quanto del calo demografico che sta cominciando ad intaccare il cuore della forza lavoro. Di certo novembre non è stato un buon mese per gli under25, i giovanissimi, che hanno rivisto rialzarsi un pò il tasso di disoccupazione (28,6%). Ancora più giù va il lavoro autonomo, che perde altre 22 mila unità, alla vigilia di nuovi paletti sulla flat tax messi in manovra. I conti dell’Istat non tornano ai sindacati, con la Cisl che lamenta un buco di «500 milioni di ore lavorate rispetto al 2008». Cosa che spiegherebbe anche l’apparente contraddizione tra un Pil che ristagna e un mercato del lavoro che va. «Molti lavoratori sono ad orario ridotto, e quindi a retribuzione ridotta, a causa della cassa integrazione e soprattutto del part-time involontario», denuncia la Cisl. Il tempo parziale verrebbe quindi imposto e non si può escludere che il fenomeno non sia accompagnato in alcuni casi dal ‘sommersò. Dati positivi ci sono, dice la Uil, che però esprime preoccupazione per il venire meno di trentenni e quarantenni. In tutto ciò fa ben sperare il bollettino di Unioncamere e Anpal che per il primo mese del nuovo anno prevede 461 mila assunzioni solo nel privato.