Imprese a Bologna, i lavoratori della Perini: “Tagliano 66 famiglie”

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Le paure dei lavoratori della Perini di Calderara sono arrivate fin sotto le Due torri: ieri mattina, in via Zamboni, tra le colonne davanti all’entrata della Citta’ metropolitana, campeggiava uno striscione con scritto “Quale futuro per la Fabio Perini?”. Tutt’attorno 30 lavoratori e lavoratrici che chiedono di “essere ascoltati”; arrivati fin li’ perche’ hanno “bisogno del sostegno e della vicinanza di tutta la cittadinanza. Se rimaniamo da soli abbiamo perso”. Sono i dipendenti della Casmatic, azienda di Calderara di Reno parte della Fabio Perini di Lucca, dove sono scattati licenziamenti per 66 persone, “anzi, 66 esuberi”, riassumono due dipendenti. Sono in presidio e scioperano mentre a Palazzo Malvezzi si tiene il tavolo territoriale con la Citta’ metropolitana per cercare una soluzione salva-addetti. Due donne, poco piu’ che cinquantenni, spiegano che 66 esuberi non riguardano solo i dipendenti, “sono 66 famiglie: mogli, mariti e figli, con tutte le conseguenze”. Il 13 gennaio scorso l’azienda ha presentato l’avvio della procedura di licenziamento di 66 dipendenti e il trasferimento della produzione nello stabilimento di Lucca. E chi ha scoperto della cosa ha fatto un salto sulla sedia: “Un conto e’ quando decidi di trasferirti, un conto e’ se te lo impongono”. “Io ho un mutuo qui a Bologna. Non ho moglie e figli, quindi potrei essere tra i piu’ agevolati in un trasferimento. Ma comunque ho una vita qui”, racconta M., impiegato dal 2009. “Si potrebbe pensare di fare i pendolari e rientrare nel fine settimana a Bologna. Ma stare cosi’ tanto tempo per strada, con l’eta’ che avanza, e’ pericoloso”. Eppoi, si obietta, “se l’azienda avesse i soldi per pagarci gli alloggi per fare i pendolari settimanali, non ci sarebbe bisogno di licenziamenti o trasferimenti”.