Ilva, stop ad Afo2: iniziano le operazioni di spegnimento

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Il 18 gennaio 2020 è la data per l’ultima e decisiva fase dello spegnimento. Da allora inizierà, salvo diverse disposizioni, il cosiddetto colaggio della salamandra, ovvero la foratura del crogiolo che renderà inutilizzabile l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto. È quanto stabilito dal cronoprogramma per lo spegnimento dell’impianto (che prevede tutta una serie di interventi preliminari) definito dal custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano, che oggi si è recata nello stabilimento. Su disposizione del giudice Francesco Maccagnano, dinanzi al quale si svolge il processo per la morte dell’operaio Alessandro Morricella, sono partite le operazioni che porteranno al fermo dell’impianto. I legali dell’Ilva in As, nel frattempo, dovrebbero presentare ricorso al Tribunale del Riesame, che ha in calendario udienze il 30 dicembre e il 7 gennaio.

Un’eventuale decisione favorevole scongiurerebbe lo stop a uno degli impianti ritenuti fondamentali per l’intero ciclo produttivo. Per rispettare le condizioni di sicurezza, l’impianto dovrà mantenere un livello minimo produttivo di 4.800 tonnellate al giorno «atto a garantire – è detto nel verbale di accesso allo stabilimento del custode giudiziario – un regime termico adeguato al colaggio della salamandra» (consistente nella foratura del crogiolo e nel colaggio degli ultimi fusi, ndr). Questa procedura dovrà iniziare il 18 gennaio 2020, quando «sarà completata la fase di abbassamento carica dell’Altoforno». Valenzano ha precisato inoltre nel documento che «le modifiche impiantistiche che saranno implementate dall’8 gennaio 2020 in poi non consentiranno la successiva ripresa del normale esercizio dell’Afo2».