Il congedo di lavoro ai neo-papà fa bene anche alle mamme: lo studio

Secondo l’Università di Stanford la contemporanea presenza dei genitori aiuta la salute fisica e psichica della madre dopo il parto

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Offrire una reale flessibilità lavorativa e un vero periodo di congedo ai neo-papà, nei primi mesi dopo il parto, ha dei notevoli risvolti positivi per la salute delle madri. Lo dice ora anche un nuovo studio scientifico. Due ricercatori, Petra Persson e Maya Rossin-Slater, hanno analizzato gli effetti delle nuove politiche sul congedo parentale approvate in Svezia nel 2012.

Prima di quell’anno, i nuovi genitori avevano già accesso a 16 mesi di congedo retribuito, da dividersi tra loro, e all’opportunità di ripartirlo a proprio piacimento fino al compimento del 12esimo anno di età del bambino/a. Una delle principali restrizioni, tuttavia, impediva ai genitori di prendersi contemporaneamente il congedo retribuito. Ora invece i due possono stare entrambi a casa per brevi periodi.

Una ricerca dell’Università di Stanford ha mostrato come sia la contemporanea presenza dei genitori a casa a fare la differenza per la salute fisica e psichica della madre dopo il parto. Esaminando i numerosi dati delle amministrazioni, dai registri delle nascite svedesi alle richieste di rimborso fino alle cartelle cliniche, i ricercatori hanno notato che, dopo l’implementazione della politica nel 2012, ci sia stata una diminuzione dell’11 per cento nelle prescrizioni di antibiotici e del 26 per cento nella prescrizione di farmaci ansiolitici per le madri durante i primi sei mesi di vita del bambino/a – rispetto a coloro che hanno partorito prima dell’approvazione della riforma. Si è anche notata una diminuzione del 14 per cento dei ricoveri ospedalieri o delle visite specialistiche.

Il calo dei farmaci ansiolitici, in particolare, è stato particolarmente significativo nei primi tre mesi dopo il parto grazie ad una maggior presenza del padre tra le mura domestiche. Lo studio, inoltre, dimostra che gli effetti sulla salute sono ancora più accentuati quando le madri avevano già una storia clinica precedente al parto, e quindi in condizione di vulnerabilità maggiore dopo il lieto evento.

La spiegazione, dicono gli economisti, è semplice: più flessibilità permette alle famiglie di scegliere di avere il papà a casa proprio nei giorni in cui la sua presenza è particolarmente importante. Infatti, il fattore chiave dello studio non risulta tanto essere la durata del congedo paterno, quanto una maggiore flessibilità oraria per consentire al papà di prendersi del tempo libero retribuito quando la madre ne ha effettivamente più bisogno.

La presenza del padre a casa allevia il carico di lavoro sulle spalle delle compagna, permettendo alle donne di potersi prendere un po’ di meritato riposo e di non sottovalutare alcune sintomatologie mediche che potrebbero insorgere.  “Le madri sopportano il peso di una mancanza di flessibilità sul posto di lavoro: non sono penalizzate solamente a livello di carriera, in maniera diretta, ma anche indirettamente”, si legge nello studio. In esso si sottolinea quanto possa essere difficile sia partorire sia la gestazione del post-parto a livello psico-fisico. Due aree che i ricercatori hanno esaminato, però, non hanno mostrato cambiamenti significativi: le prescrizioni di antidepressivi e antidolorifici.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10% delle donne incinte e il 13% delle donne che hanno appena partorito soffrono di un disturbo mentale – di solito la depressione post parto. La percentuale aumenta nei paesi in via di sviluppo, dove raggiunge quasi il 20%.

Oltre ai maggiori rischi di suicidio per le madri, il deterioramento della loro salute mentale si ripercuote anche sul neonato: se, come dice l’OMS, “le madri che ne soffrono non possono funzionare correttamente”, è in gioco anche la crescita e il buon sviluppo dei piccoli.