Fabbriche chiuse e sindacati in allarme: «Temiamo di non riaprire»

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Coronavirus, imprese e sindacati nel caos, senza avere risposte certe da dare né ai lavoratori né ai datori di lavoro. Né tantomeno al mondo dell’autotrasporto che fino all’ultimo, non sa se, facendo partire i camion con le merci, troverà o meno i cancelli delle fabbriche aperti. In attesa del Dpcm che chiude tutte le attività “non essenziali” a partire da oggi, ma con tolleranza fino a mercoledì, le imprese, dalle piccole artigiane a Confindustria, hanno chiesto al governo un supplemento di riflessione per evitare che, nella fretta di trovare rimedi efficaci per contenere il Coronavirus, si rischi di «uccidere» il tessuto produttivo del Paese. Mentre i sindacati resterebbero preoccupati, al contrario, che una lista troppo ampia di attività aperte non risponda adeguatamente alla necessità di tutelare i dipendenti.

In una giornata segnata da più bozze e più liste in circolazione, le imprese, per voce del presidente di Confindsutria Vincenzo Boccia, hanno esplicitamente chiesto più tempo, almeno per riuscire a consegnare la merce già pronta in magazzino, per mandare al minimo gli impianti che non possono essere chiusi, per organizzare laddove si può lo smart working e per capire quali tutele garantire ai propri lavoratori. Una risposta che poi è arrivata con la previsione che si possano completare «le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo».