Ex Ilva, sindacati al Governo: “Integrazione Cig a dipendenti”

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In una lettera inviata oggi ai ministeri del Lavoro, dello Sviluppo economico e del Sud, nonche’ ad Acciaierie d’Italia, la nuova societa’ tra ArcelorMittal e Invitalia, i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm chiedono che sia corrisposta una integrazione economica anche al personale diretto oggi in cassa integrazione. La richiesta sindacale nasce dal fatto che il personale ArcelorMittal ha cominciato la cassa integrazione dal 2019: prima ordinaria e poi Covid da marzo 2020. La cassa integrazione non si e’ mai interrotta, anzi ha avuto numeri crescenti. Attualmente e’ in corso un’ulteriore tranche di cig Covid, e sono circa 3mila i dipendenti diretti fuori dalla fabbrica su un organico di 8.200 (indotto escluso). Poiche’ si profila ora un lungo periodo di transizione, i sindacati chiedono che il trattamento di cig ai lavoratori sia aumentato economicamente con l’integrazione non essendo possibile continuare a tenere migliaia di persone con una retribuzione che di media sono 900 euro mensili. Attualmente l’integrazione e’ concessa solo ai 1.600 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria. Sono lavoratori in cassa straordinaria non assunti da Mittal a novembre 2018. L’integrazione in questo caso e’ prevista da provvedimenti legislativi. Per il 2021 dal primo decreto “Sostegni” e vale 19 milioni di euro. Nella lettera al Governo, le sigle metalmeccaniche dicono che “la vertenza ex Ilva vive ormai da tempo una situazione di completo stallo ed i continui rinvii, sul piano industriale e ambientale, hanno determinato una situazione non piu’ sostenibile per i lavoratori che attendono risposte sul futuro ambientale e occupazionale del sito di Taranto”.