Dalla Cisl cinque azioni per migliorare l’occupazione femminile

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“Occorre rimuovere le zavorre che impediscono la partecipazione della donna nei contesti produttivi”. Lo afferma Luigi Sbarra segretario generale aggiunto della Cisl, secondo cui “la bassa occupazione femminile, oltre che per le note ragioni di crescita zero del nostro Paese, e’ prevalentemente legata agli impegni familiari e alla scarsa disponibilita’ di servizi”. “Basti pensare – spiega Sbarra all’Agi – che una su quattro lascia ‘volontariamente’ il lavoro alla nascita del primo figlio, con riflessi molto negativi anche sulla poverta’ delle famiglie. Il problema centrale resta, soprattutto ma non solo al Sud, quello di creare le condizioni di ingresso, di permanenza e di competizione ‘alla pari’ nel mercato del lavoro” Secondo Sbarra e’ necessario intervenire “almeno su cinque ambiti d’azione: ripristino dei finanziamenti per incentivare la contrattazione aziendale per la conciliazione, che aveva prodotto risultati interessanti nel 2016 e nel 2017; consolidamento degli incentivi finanziari per aziende e lavoratrici; rafforzamento dei congedi e della flessibilita’ dell’organizzazione e degli orari lavorativi; aumento della disponibilita’ dei servizi all’infanzia e infine valorizzazione del lavoro di cura”.

“Non occorre solo promuovere una maggiore occupazione femminile – prosegue il segretario generale aggiunto della Cisl – ma e’ necessario garantire anche la permanenza delle donne nel mondo del lavoro. Sono loro a pagare il prezzo piu’ alto della precarieta’, del lavoro nero, dello sfruttamento, con conseguenze pesanti per tutta la collettivita’, anche in termini di natalita’”. “Per questo – fa notare Sbarra – continuiamo a sostenere, in materia previdenziale, che va riconosciuto alle donne almeno un anno di contributi per ogni figlio”. In questo quadro “l’iniziativa sociale e sindacale attraverso la contrattazione nazionale e decentrata – afferma ancora Sbarra – deve contribuire a consolidare e rafforzare la lotta a discriminazioni, sfruttamento e violenza, valorizzando le politiche di genere e costruendo strumenti negoziali per conciliare vita e lavoro”. “Legislazione, contrattazione e cultura – conclude – sono tre dimensioni connesse per una buona battaglia verso un cambiamento che riguarda tutti per una societa’ piu’ giusta, equa e partecipata”.