Campania in forte crisi, 20 milioni di ore di cassa integrazione nel 2019

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Presentata questa mattina l’indagine, redatta da Cgil e Ires Campania, sulle crisi e le vertenze aperte nel 2019 in Campania inerente 120 realta’ produttive nelle quali trovano posto 20.900 occupati. Di questi, mette in evidenza l’indagine, 1.600 sono quelli soggetti a licenziamento, tra gia’ effettuati e procedure in corso, mentre 4.700 sono quelli che rientrano nella categoria “esuberi”. Le crisi investono tutte le province della Campania anche se l’area maggiormente colpita e’ quella dell’area metropolitana di Napoli con 34 aziende, seguita da Caserta e provincia (29), Salerno e provincia (22), Avellino e provincia (21) e Benevento e provincia (14). “Lo studio condotto da Cgil Campania e Ires Campania – spiega il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci – conferma quanto denunciamo da tempo sulla drammaticita’ delle crisi industriali nella nostra regione dovute all’assenza di una seria politica industriale. Ci sono due dati drammatici che emergono: il primo e’ che attualmente sono aperte circa 1600 procedure di licenziamento, esubero e ristrutturazione aziendale. Il secondo riguarda il monte ore di cassa integrazione: oltre 20 milioni di ore in 100 siti industriali che coinvolgono 121 mila lavoratori. Entro il 2020 finiranno molti ammortizzatori sociali e, ad oggi, ancora non si ragiona di politiche industriali e di ammortizzatori sociali”. Tra i settori piu’ colpiti c’e’ quello metalmeccanico con 53 imprese coinvolte in processi di crisi o ristrutturazione aziendale. Con 13 aziende l’automotive e’ in testa alle produzioni in crisi, seguito dall’aeronautico (6) ed impantistica (5), ferroviario (4), installazioni telefoniche (4), carpenteria (4), elettrodomestico (3), siderurgia (3), telecomunicazioni (1). A seguire, con 16 aziende censite, c’e’ il settore dell’edilizia dove a soffrire maggiormente sono le aziende del cemento (6), legno (4), laterizi (3) e costruzioni (1). Non va bene – evidenziano gli autori dell’indagine – anche nel tessile/calzaturiero dove sono state 12 le aziende censite nel settore conciario (8) calzaturiero (3) e tessile (1).

E non va meglio nel settore gomma/plastica dove su 18 aziende censite, la componentistica (7) e’ quella che sta soffrendo di piu’ la crisi, seguita dal settore della plastica (1) con la vertenza Treofan Italy di Battipaglia (Salerno). Nel settore chimico, su 9 aziende censite, ad essere colpite sono quelle che lavorano vetro e ceramica (5). Nell’industria alimentare sono state 5 le aziende censite: presenti aziende lattiero-caseario (1) e salumifici (1). Anche nel settore carta e cartone le aziende del packaging (2) sono in crisi. Infine, il settore dei trasporti, dove le due aziende censite, nel settore delle manutenzioni aeronautiche e dell’handling, stanno attraversando un momento delicato. Sul fronte occupazionale su 20.900 occupati censiti, nel 2019 ci sono stati 1.648 licenziamenti e 4.758 esuberi. Di questi 3.847 sono iscritti alla propria categoria di appartenenza della Cgil, pari al 18,41% del totale. Su 120 aziende, ben 107 hanno fatto richiesta di accesso agli strumenti di ammortizzatori sociali, cosi’ suddivisi: Cassa integrazione guadagni ordinaria (37), Contratti di solidarieta’ (29), Naspi (15), Cassa integrazione guadagni straordinaria (14), Mobilita’ in deroga (7), Cassa integrazione guadagni per cessazione attivita’ (3), Cassa integrazione guadagni in deroga (2). Diversi i motivi delle crisi: “c’e’ quella – spiegano Cgil e Ires Campania – che riguarda la debolezza o l’assenza di aree di mercato (97) dovuta anche alla crisi dei consumi, seguita da crisi finanziarie (18) e da ristrutturazioni aziendali (15). Tuttavia, le procedure concorsuali messe in atto sono appena 6, tra queste l’amministrazione giudiziaria (2), liquidazione (2), fallimento (1) e concordato preventivo (1). Il dato piu’ rilevante e’ sicuramente quello che riguarda i tavoli vertenziali aperti, ben 166 tra tutte le aziende censite. La maggior parte riguarda aziende e associazioni imprenditoriali (88), Regione Campania (32), ministero dello Sviluppo Economico (16), Comuni (13), ministero del Lavoro (12), prefetture (5)”. Dall’analisi dei settori produttivi la categoria piu’ colpita e’ quella della Fiom (53 aziende), seguita dalla Filctem (41), Fillea (16), Flai (5), Filt e Slc (2), Funzione pubblica (1).