Banche, lanciato il “patto per l’occupazione” contro i troppi esuberi

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Il tema degli esuberi continua a tenere testa nel settore bancario italiano anche per il 2020, con i sindacati che tengono alta l’attenzione per limitare al massimo il numero delle uscite. La Fabi, intanto, propone di stringere con le banche un «nuovo patto per l’occupazione nel settore e la costituzione di una scuola per manager». La proposta di un patto per l’occupazione arriva dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, secondo il quale, dopo la firma del contratto di lavoro del settore, bisogna fare «ragionamento di prospettiva, con un progetto lungimirante volto a blindare l’occupazione in banca», con cantieri per «riconvertire e riqualificare il personale». La Fabi illustrerà la proposta alle altre organizzazioni sindacali dopo il 7 gennaio, auspicando una «intesa unitaria sull’argomento – aggiunge Sileoni – a cominciare dai piani industriali di UniCredit, Deutsche a e Popolare di Bari: pretenderemo un importante numero di assunzioni di giovani a fronte di uscite volontarie». Le crisi nel settore bancario avute negli anni scorsi sono state gestite senza particolari tensioni sociali grazie a due strumenti, il fondo esuberi e il fondo per l’occupazione. Quest’ultimo, in particolare, ha consentito di far assumere, dal 2012 al 2019, 22.200 under35 consentendo un importante ricambio generazionale. In Europa dal 2012 sono stati persi oltre 450 mila posti di lavoro, il 70% dei quali con licenziamenti. Dal segretario della Uilca, Massimo Masi, arriva l’allarme con il rischio che «ci sia una vera e propria ecatombe». Tra le trattative più calde per il 2020, la Uilca ricorda «la procedura per 6500 esuberi in UniCredit» ma anche il rischio di «oltre 900 uscite nel piano di risanamento della Popolare di Bari» e i «217 esuberi in Italia di Deutsche Bank». Nonostante il trend degli esuberi non appare destinato a invertire la marcia, non bisogna «cedere al pessimismo», afferma il segretario generale della First-Cisl, Riccardo Colombani. Dalla Popolare di Bari a Unicredit «saremo impegnati – aggiunge – ai tavoli di trattativa per limitare il numero delle uscite». Come dimostra lo studio presentato a inizio dicembre dalla First-Cisl, non c’è alcun «nesso causale tra l’impiego delle nuove tecnologie e la riduzione di occupazione e rete fisica»