ArcelorMittal, lunedì si decidono le sorti dell’altoforno e quelle dei lavoratori

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Si decidono nell’udienza di lunedi’ prossimo al Tribunale del Riesame di Taranto le sorti dell’altoforno 2, uno dei tre attualmente in funzione nel siderurgico ex Ilva, da novembre 2018 in gestione ad ArcelorMittal. Il 30 dicembre i giudici dovranno infatti esaminare il ricorso presentato da Ilva in amministrazione straordinaria – societa’ proprietaria degli impianti mentre ArcelorMittal e’ in fitto – e stabilire se restituirle l’altoforno per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza, oppure confermare il sequestro senza facolta’ d’uso deciso dal giudice Francesco Maccagnano lo scorso 10 dicembre. In quest’ultimo caso verrebbero confermati fermata e spegnimento dell’impianto a meta’ gennaio.

L’udienza al Riesame, che si terra’ a porte chiuse, vedra’ l’intervento del giudice relatore, quindi la parola passera’ agli avvocati di Ilva in as, Filippo Dinacci e Angelo Loreto, estensori del ricorso. Il responso del Riesame dovrebbe arrivare a stretto giro visti i motivi d’urgenza segnalati. E’ di circa un centinaio di pagine il ricorso sull’altoforno che il 17 dicembre gli avvocati di Ilva hanno presentato al Riesame. Col ricorso, viene chiesto di annullare il provvedimento del giudice Maccagnano e di concedere a Ilva la proroga necessaria agli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno. La proroga chiesta e’ di 9 mesi. Il tempo tecnico necessario – si osserva – per realizzare e installare la macchina a tappare, chiesta dal custode giudiziario Barbara Valenzano e inserita nelle prescrizioni di sicurezza. Ilva sostiene che l’altoforno, dopo la prima tranche di lavori a seguito dell’incidente mortale di giugno 2015 – vicenda che ha originato il caso giudiziario a tutt’oggi aperto – e’ gia’ sicuro per gli operatori. Adesso i nuovi interventi (ordinate sei nuove macchine per i due campi di colata con un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro, di cui 3,5 bonificati come acconto) servono ad abbattere completamente il rischio. Rispetto alla decisione del giudice Maccagnano, i legali di Ilva hanno accelerato il deposito dell’impugnazione. Inizialmente era previsto che quest’atto venisse depositato il 20 dicembre per andare in udienza il 7 gennaio, poi invece si e’ deciso di presentarlo il 17 dicembre in modo da discuterlo nell’udienza del 30 dicembre e guadagnare cosi’ alcuni giorni di tempo. In giudizio non e’ costituita ArcelorMittal benche’ gestore dell’altoforno.

Va detto che il giudice Maccagnano ha gia’ detto un primo ‘no’ all’uso dell’impianto. E’ accaduto a fine luglio scorso. Ilva ha poi superato il rifiuto di Maccagnano col si’ del Riesame arrivato il 20 settembre. E adesso, nella dinamica, la storia si ripete. Da aggiungere, inoltre, che sia a fine luglio sia il 9 dicembre la Procura di Taranto ha espresso a Maccagnano parere favorevole. Ma quello della Procura non e’ un parere vincolante, tant’e’ che il giudice, in entrambi i casi, e’ stato di diverso avviso. L’altoforno 2 e’ attualmente sequestrato senza facolta’ d’uso. Da alcuni giorni e’ in fase attuativa, per ora solo alle battute iniziali, il cronoprogramma di fermata e spegnimento che si concludera’ poco dopo meta’ gennaio salvo diverso pronunciamento del Riesame. Il 10 dicembre il giudice Maccagnano (29 pagine di provvedimento) ha detto no alla proroga chiesta da Ilva perche’ ha ritenuto che concedere alla societa’ proprietaria una nuova proroga avrebbe significato mettere a rischio la sicurezza degli operatori. Il giudice ha evidenziato che Ilva di proroghe sinora ne ha ottenute diverse e che le prescrizioni per l’impianto risalgono a settembre 2015. Quindi, ha rilevato il giudice, a distanza di quattro anni dall’incidente mortale sul lavoro, Ilva non ha ancora adempiuto totalmente a quanto ordinato dall’autorita’ giudiziaria. Sul caso specifico dell’altoforno 2, ArcelorMittal ha costruito anche una delle motivazioni del recesso dal contratto di fitto dell’ex Ilva, sostenendo che i commissari dell’amministrazione straordinaria non hanno rivelato la verita’ sulla situazione dell’impianto, appresa solo in seguito da ArcelorMittal. Dopo il prea-ccordo raggiunto al Tribunale di Milano lo scorso 20 dicembre, sono pero’ temporaneamente “congelati” sia l’atto di recesso di Mittal, che il ricorso cautelare urgente depositato a difesa, e per bloccare il recesso stesso, da Ilva in as. Il contenzioso e’ infatti in stand by in attesa di proseguire a gennaio il negoziato tra le parti e riempire di impegni certi e vincolanti il pre-accordo del 20 dicembre. E’ del tutto evidente, pertanto, che essendo l’altoforno 2 uno dei motivi posti a base del recesso di Mittal, nonche’ un impianto ancora necessario all’attivita’ produttiva dell’acciaieria, il suo mantenimento in funzione oppure il suo spegnimento con l’imminente decisione del Riesame, avra’ anche una non trascurabile influenza sulla prosecuzione della stessa trattativa.