ArcelorMittal, domani il responso dei giudici sull’altoforno 2

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Ore di attesa per l’altoforno 2 dell’Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal. Si aspetta domani la decisione dei giudici del Tribunale del Riesame di Taranto che dovranno dire se accolgono o bocciano il ricorso presentato dalla societa’ proprietaria dell’impianto. Ricorso col quale Ilva chiede di annullare il rifiuto alla proroga per gli ulteriori lavori di sicurezza all’altoforno. Rifiuto che un altro giudice, Francesco Maccagnano, ha espresso lo scorso 10 dicembre nonostante il parere favorevole alla proroga da parte della Procura. Con ogni probabilita’ i giudici domani potrebbero depositare sia dispositivo che motivazioni. Il ricorso e’ stato presentato il 17 dicembre e discusso nell’udienza del 30. Domani e’ un giorno limite per il siderurgico visto che dall’8 gennaio saranno intensificate le manovre pre spegnimento dell’altoforno. Un verdetto favorevole del Riesame permettera’ ad Ilva di riavere l’impianto, oggi sequestrato senza facolta’ d’uso, ma soprattutto di fermare subito il piano di spegnimento. In caso di responso negativo del Riesame, a meta’ gennaio l’altoforno 2 sara’ spento innescando a Taranto tutta una serie di contraccolpi, produttivi e occupazionali, visto che Arcelor Mittal, gestore dell’impianto, ha gia’ annunciato la cassa integrazione straordinaria per 3.500 dipendenti, per ora sospesa in attesa degli eventi.

Da non trascurare poi che qualora i giudici bocciassero il ricorso di Ilva, si determinerebbe anche un nuovo ostacolo alla trattativa che Ilva e Arcelor Mittal si sono impegnati a condurre in gennaio per il rilancio del gruppo dell’acciaio. Il Riesame si e’ gia’ occupato dell’altoforno 2: e’ accaduto a settembre quando il collegio giudicante accolse il ricorso di Ilva contro il divieto d’uso che lo stesso giudice Maccagnano aveva imposto a Ilva a fine luglio. Un no contro il parere favorevole della Procura cosi’ come accaduto stavolta. E intanto si terra’ il 15 gennaio la prima udienza dibattimentale per la morte sul lavoro dell’operaio Alessandro Morricella avvenuta a giugno 2015 sull’altoforno 2. Parte da qui, infatti, la vicenda giudiziaria tuttora aperta. Sette sono i rinviati a giudizio: 6 persone fisiche ed una giuridica, la societa’ Ilva. Morricella mori’ qualche giorno dopo al Policlinico di Bari a causa delle gravi ustioni riportate mentre controllava la ghisa (fu infatti colpito da un getto ad altissima temperatura). Il decesso dell’operaio innesco’ da parte della Magistratura il sequestro senza facolta’ d’uso dell’impianto. Era gia’ avviata la procedura tecnica di spegnimento quando l’allora Governo Renzi decise di “salvare” l’altoforno e con un decreto legge, il n. 92, varato a luglio, si appello’ alla continuita’ produttiva della fabbrica, confermandola – come gia’ avvenuto col decreto di dicembre 2012 – strategica per l’economia nazionale. Con lo stesso provvedimento, l’esecutivo dispose pure che l’Ilva – allora gestita dai commissari – effettuasse i lavori di messa a norma in 30 giorni con “misure e attivita’ aggiuntive anche di tipo provvisorio”.