Whirlpool Caf e Inps: le tre grandi vertenze che infiammano Napoli e mezza Italia dall’Abruzzo a Campania Puglia e Calabria

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Nel giro di poche decine di chilometri si stanno consumando da mesi alcune tra le vertenze più preoccupanti e problematiche del Paese. E, come spesso accade, i guai sono concentrati tutti al Sud, in Campania e a Napoli.
Seguiamo ormai da tempo la vicenda Whirpool, sulla quale ieri finalmente si è registrata una schiarita con l’azienda che ha ritirato la procedura di cessione dello stabilimento annunciata dal Ministro Patuanelli con un video sui social, cosa che consente, nonostante lo sciopero di oggi confermato dalle sigle e dai lavoratori, di riaprire il confronto sul futuro dell’azienda in Italia, a Napoli e nel Mezzogiorno.
Ma a pochi chilometri da via Argine, nella zona industriale di Napoli, altri lavoratori stanno in queste ore animando altre due grandi vertenze per le quali tutta la città è col fiato sospeso.
In via Gianturco, infatti, l’altro ieri hanno manifestato i lavoratori della società spagnola Caf. E dieci giorni prima a presidiare i cancelli della propria azienda erano scesi in piazza i lavoratori del Contact center nazionale di Inps, dipendenti delle società in appalto da anni per conto di Ferrovie dello Stato .
Ma andiamo per gradi.
La vertenza dei lavoratori della spagnola Caf parte a marzo del 2018, quando Trenitalia indice un bando di gara per la manutenzione dei convogli Etr500, quelli del Frecciarossa.
A partecipare alla gara ci sono CAF (Construcciones y auxiliar de ferrocarilles) , HITACHI Rail Italy e SITAV.
CAF Italia è un’azienda controllata da Caf Spagna, che produce materiale rotabile e offre servizi di manutenzione in tutto il mondo.
In Italia è attiva da anni su numerosi progetti tra cui Metro Roma, Ferrotramviaria Bari, ARST in Sardegna e nella costruzione e manutenzione dei nuovi convogli per la linea 1 della metro di Napoli.
A marzo 2019 – spiegano i lavoratori – CAF risulta aggiudicataria della gara e sottoscrive con Trenitalia un contratto di manutenzione per i convogli Frecciarossa di 6 anni più 6 prorogabili. Caf si attiva subito per l’assunzione del personale per prestare il servizio concludendo la selezione nel mese di giugno.
Gli addetti assunti da CAF sono tutti operai specializzati che provengono da varie aziende del settore ferroviario.
Nel mentre, le aziende Hitachi e Sitav decidono di fare ricorso al Tar del Lazio che si pronuncia il 3 luglio 2019, ma rende noto soltanto ad ottobre l’annullamento dell’aggiudicazione della gara in favore di CAF e l’aggiudicazione della stessa in favore di Hitachi Rai Italy concludendo e sottolineando “l’assenza del requisito della capacità professionale e tecnica della controparte”.
Alla luce della sentenza del Tar Lazio, CAF si vede costretta, con un comunicato ufficiale alle sigle sindacali ed al Ministero del Lavoro, a dichiarare 233 esuberi per perdita della commessa.
Ma le preoccupazioni per il lavoro che non c’è o che potrebbe essere perduto per effetto di gare al massimo ribasso o sentenze fantasiose di Tribunali amministrativi o ancora per decisioni assurde di multinazionali spietate – che considerano il lavoro soltanto ed esclusivamente dal punto di vista del profitto, dimenticando che dietro ogni singolo posto di lavoro c’è il destino di una famiglia che ad esso è inevitabilmente legato – non finisce qui.
A sole poche centinaia di metri in linea d’aria dall ormai ex sede di Caf Italia a Napoli c’è il call center Inps, ubicato in via Brin nei locali dell’azienda Almaviva Contact aggiudicataria dell’appalto tre anni fa.
Sulla commessa Inps soltanto a Napoli ci lavorano 560 tra operatori specializzati, Team leader e Business manager sulla cui professionalità si è espresso di recente proprio il Presidente di Inps Pasquale Tridico, affermando alla Fiera del Levante di Bari – dove operano altri 2000 lavoratori del Contact center Inps nell’azienda Transcom – che questi sono “professionali al pari dei funzionari di sede Inps”.
Martedì è iniziato al Mise il confronto tra il Governo, le parti sociali, le aziende cedenti e la subentrante Comdata, azienda milanese con compartecipazione statunitense, che ha posto problemi sul perimetro occupazionale da assorbire a seguito del cambio di appalto nell’ambito della gara pubblica vinta appunto nel marzo scorso proprio dalla multinazionale dei call center con sede italiana a Corsico, in provincia di Milano.
Tutto questo mentre proprio ieri alla Camera è stata definitivamente approvata la legge che dispone l’internazionalizzazione dei Contact center italiani di Inps entro il prossimo biennio.
La precarietà corre sul filo di poche decine di chilometri e, rimbalzando vertiginosamente tra i tavoli del Mise, quelli dell’Assolombarda a Milano e quelli sindacali, passa per le tavole delle famiglie degli operai, tutti altamente qualificati nei loro segmenti commerciali di riferimento e certificati da anni di esperienza e lavoro. Su quelle tavole c’è il problema di dover sfamare le famiglie. Sembrerebbe retorica trita e ritrita, ma non lo è. Soprattutto quando si ha a che fare con lavoratori alle soglie dei cinquanta anni o forse più, che perso questo lavoro resterebbero sicuramente fuori dal mercato, per non rientrarci più. Ed andrebbero ovviamente a popolare le fila dei quasi un milione di aventi diritto al reddito di cittadinanza, la stragrande maggioranza dei quali, guarda caso, è residente al Sud.
In queste ore, però, a scottare di più sono i tavoli del Mise. Mentre, infatti, la vicenda Whirlpool prende una direzione che fa ben sperare dopo l’annuncio dello stop da parte dell’azienda nella procedura di cessione, a tenere banco oggi al Ministero è la vertenza Inps. Che, paradossalmente, potrebbe essere lo stesso soggetto, benché in appalto, a determinare da un lato l’esubero dei suoi stessi lavoratori che rispondono al suo Contact center nazionale, e dall’altro quello che ne pagherebbe la mobilità per i prossimi due anni e il reddito di cittadinanza alla fine della disoccupazione.
Come si concluderanno queste vertenze lo sapremo soltanto nelle prossime settimane.
Al momento, tristemente, dobbiamo registrare la irrilevanza politica delle istituzioni locali, tra cui spicca quella del Sindaco Luigi de Magistris che non ha mosso un dito per impedire la fuga di 800 lavoratori da Napoli Est quando si è saputo che la sede del nuovo Contact center Inps sarebbe stata Marcianise e non Napoli. E non ha saputo fare di meglio che un inutile e anacronistico coro sulle note della solita ‘Bella Ciao’ nella vicenda della Whirpool davanti ai lavoratori in protesta dinanzi al Mise.
E possiamo sperare che ci sia ancora spazio per il negoziato, che parte oggi al Mise per il destino dei 3000 lavoratori Inps appaltati in Transcom Covisian e Almaviva sparsi tra L’Aquila Roma Napoli Bari e Rende, e per i lavoratori di Caf, per i quali un tavolo al Mise al momento non ci risulta ancora convocato, ma per il quale oggi è partita ufficialmente la richiesta delle organizzazioni sindacali.