Tafida è salva e sarà curata in Italia. Da oggi a Bari il congresso dei Radicali per chiedere l’eutanasia legale

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La buona notizia è arrivata ieri dall’Inghilterra, dove la lunga querelle giudiziaria tra i medici del London Royal Hospital di Londra rappresentati dal loro collegio legale e la Famiglia Raqeeb assistita dai propri avvocati che andava avanti ormai da mesi, si è conclusa con il lasciapassare del Giudice della Corte Suprema Britannica che ha deciso di accogliere il ricorso della mamma e del papà della piccola di 5 anni che da febbraio versa in condizioni di semi coscienza a causa di un malore improvviso. Da quel giorno Tafida è mantenuta in vita con ventilazione artificiale.
I medici del London Royal Hospital di Londra prima dell’estate decidono di seguire lo stesso protocollo seguito nei precedenti casi analoghi di Charlie Gard Alfie Evans e Isaiah Haastrup, consegnando il loro verdetto alla famiglia Raqeeb: “in nome del Best Interest della piccola – sostengono infatti i sanitari londinesi – bisogna sospendere la ventilazione meccanica e la somministrazione tramite sondino naso gastrico di acqua e cibo per la permanenza in vita”. Insomma, per i medici il destino di Tafida è segnato: deve morire!
Parte così l’ennesima battaglia legale tra una famiglia che non si rassegna alla morte della figlia piccola e un sistema sanitario, quello di Sua Maestà, che invece ritiene che il migliore interesse di una persona nello stato di Tafida sia quello di essere terminata.
La battaglia legale si trasferisce sui media e lo scontro si fa duro e pieno di ripercussioni. Anche perché, contemporaneamente, in Italia – che intanto, come già accaduto nei casi di Charlie Isaiah e Alfie, si mostra solidale con la disponibilità del Gaslini di Genova ad accogliere la piccola inglese per non far spegnere la speranza – si gioca una diffide partita, anch’essa giudiziaria, sul caso Cappato.
La battaglia italiana però si conclude con un punto a favore di chi spinge per la deriva eutanasica: la Consulta, chiamata a decidere sulla depenalizzazione dell’art. 580 del Codice di procedura penale in relazione a quando accaduto nella vicenda del sudicio assistito del Dj Fabo aiutato nel suo intento dall’esponente radicale, si pronuncia a favore delle associazioni radicali e, di fatto, spiana la strada ad una legge sul fine vita.
Sulla vicende tuonano le associazioni pro life, che con Toni Brandi e Jacopo Coghe affermano che “l’Italia è già verso il primato degli abusi perché, dopo il semaforo verde della Consulta, gli amministratori di sostegno potranno decretare la morte dei loro assistiti anche senza Dat e un giudice ha autorizzato lo stop alle cure per una donna in stato vegetativo anche senza biotestamento. Che la giungla abbia inizio – avvertono gli esponenti di Pro Vita e Famiglia – ma sia chiaro a tutti: nella giungla vige la legge del più forte che divora il più debole”.
Pro Vita e Famiglia, insieme ad altre associazioni, ha lanciato in queste ore una petizione ( https://www.provitaefamiglia.it/petizione/firma-contro-una-legge-su-suicidio-assistito-ed-eutanasia ) per chiedere di non estendere la possibilità di suicidio assistito o eutanasia con una legge, dopo che la Corte costituzionale ha depenalizzato in certi casi l’agevolazione del suicidio altrui.
Sul fronte pro life anche Mario Adinolfi e il Popolo della Famiglia si stanno mobilitando dopo il pronunciamento della Consulta contro la possibilità di una legge sull’eutanasia.
Mentre sul fronte opposto Marco Cappato annuncia il congresso dell’associazione Luca Coscioni a Bari da oggi e fino a domenica, nel corso del quale il leader radicale chiederà ufficialmente al Governo una legge sull’eutanasia forte del pronunciamento favorevole della Consulta sul caso Dj Fabo che lo ha coinvolto personalmente.
Tornando a Tafida ed al via libera che è arrivato dall’Alta Corte Britannica sulla richiesta della famiglia di portarla al Gaslini di Genova per sottoporla ad un percorso di cure alternativo al semplice mantenimento in vita somministrato finora in Inghilterra, molti sono i sospetti che i togati britannici si siano lasciati influenzare dall’orientamento religioso della famiglia Raqeeb.
I genitori della piccola Tafida sono infatti di religione islamica e questo per molti ha rappresentato uno dei principali motivi per i quali la Corte avrebbe concesso ai legali della famiglia il lasciapassare per l’Italia, mettendo in correlazione questa decisione con i casi precedenti di Alfie Charlie e Isaiah, le cui famiglie invece erano di religione cattolica.
Per entrambi i culti religiosi, infatti, la sacralità della vita è un punto fermo. Lasciare morire Tafida avrebbe potuto scatenare reazioni nella comunità islamica inglese, molto forte e ben integrata nella società britannica.
Che sia questa o un’altra la ratio che ha influenzato il giudizio dei Magistrati nel caso della piccola Tafida, questo rappresenta un importante precedente a favore della vita e contro la cultura dello scarto e del cosiddetto ‘migliore interesse’ del paziente. E non solo per l’Inghilterra.