di Luigi Mercogliano

Se per Diego l’anno Mundial è stato Mexico ’86, per noi italiani l’anno del Mondiale è il 1982. E se per una nazione intera, l’Argentina, “El hombre del partido” era sempre e comunque Dieguito, per noi italiani tutti gli undici in campo erano un tutt’uno, un unicum indimenticabile che ci portò quella sera di luglio sul tetto del mondo con le lacrime di gioia che ci scendevano a fiumi. Ma è fuori discussione che quell’Italia operaia guidata da Enzo Bearzot, che nessuno dava come favorita all’inizio del torneo, avesse in Paolo Rossi una punta di diamante che poi si rivelò tale in quel campionato mondiale.

C’è un particolare ricordo che serbo nel cuore per ogni periodo della mia vita. Di quel mondiale dell’82 non dimenticherò mai tre cose: le sirene delle navi nel porto di Capri che suonavano ad ogni goal dell’Italia durante Italia Brasile, trionfo azzurro per 3-2 contro i più blasonati campioni carioca; la telefonata con mio padre da Como al termine della finalissima vinta contro i crucchi al Santiago Bernabeu, nella quale ripetevo imbambolato come Nando Martellinni “Siamo Campioni del Mondo” dopo che per una partita intera avevo fatto intossicare la comitiva tedesca in albergo togliendo continuamente la loro bandiera adagiata come buon augurio sul televisore per sostituirla con la nostra (al gol di Altobelli si alzarono e andarono via e vederli arrotolare la bandiera con smarrimento e incredulità davanti a noi italiani che stavamo trionfando fu una soddisfazione memorabile!); e per finire il Tango, che fu il pallone del Mundial e che per tutta l’estate e per gli anni a venire iniziò a diventare, nella sua versione in gomma, il pallone delle nostre partite serali nel cortile e di quelle da matti in mezzo alle auto per strada, scalzando pian piano il mitico Super Santos, più leggero e per questo meno efficace in quanto a stabilità rispetto al Tango.

Il Tango era davvero un pallone bellissimo. Fu visto per la prima volta al mondiale del 1978 in Argentina: era formato da 20 pannelli a forma di triade che creavano l’impressione ottica di 12 cerchi perfettamente uguali. Il Tango, in realtà, era un vero e proprio omaggio alla nazionale Argentina e dopo il mondiale del ’78 fu utilizzato regolarmente nelle successive 5 edizioni della Coppa del Mondo.

Dopo quell’estate nella quale il Tango divenne il pallone ufficiale delle nostre “street cup”, diventando grandi passammo dalla strada al campetto da calcetto in terra battuta, dal cortile dei Salesiani al campo in erba sintetica dei centri sportivi. E li iniziammo a scoprire il pallone di cuoio. Ma chi non ha mai giocato con un Tango non sa nulla del vero calcio. E Paolo Rossi resterà per sempre legato a questo splendido pallone che fu il pallone ufficiale del Mundial España ’82.
La sera dell’11 luglio di quell’anno, nel giorno del mio nono compleanno, l’Italia salì sul tetto del mondo e noi bambini di quella generazione gioimmo assieme a quei grandi campioni e a un Paese intero in festa.
Diego non era ancora arrivato a Napoli. Il Napoli aveva un grande campione in difesa che si chiamava Rudy Krol, ma da solo non bastava a far grande una squadra che aveva come punta un certo Claudio Pellegrini, che litigava continuamente con i tifosi per poi fare pace esultando sotto la curva quando segnava quei gol pesantissimi che servivano per non retrocedere in B. Per questo, quando Paolo Rossi con la sua Juve veniva a giocare al San Paolo, io avevo paura e rispetto al tempo stesso per quel gran giocatore che era.

In quelle circostanze era un avversario. Ma quell’estate fu il nostro campione. Il campione di un’Italia intera, umile e operaia, che vinse battendo i tedeschi in finale a Madrid. Per questo, oggi come allora, bisogna dire ancora una volta – a distanza di poche settimane dall’ultimo dolorosissimo evento di lutto nel mondo del calcio – una sola parola: GRAZIE!

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