Gli screening prenatali non invasivi favoriscono le Ivg, Pro vita&famiglia si schiera con Aigoc

L'associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici: "È un errore per il Ssn inserirli nei Lea, sosteniamo la dignità della persona».

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L’A.I.G.O.C., l’Associazione Italiana dei Ginecologi e Ostetrici Cattolici, si è recentemente espressa sull’annuncio da parte del vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri per l’aggiornamento dei cosiddetti Lea, ovvero i Livelli essenziali di assistenza.

L’inserimento nelle prestazioni erogabili nell’ambito del Sistema sanitario nazionale degli screening prenatali non invasivi, scrive l’Aigoc, “potrebbe sembrare una conquista finalizzata a dare un servizio alle coppie e alle donne per acquisire la conoscenza della normalità del corredo cromosomico del proprio bambino in utero”.

In realtà, alla luce dei dati epidemiologi (che parlano del 90% di interruzioni volontarie dopo diagnosi di Trisomia 21) l’anticipazione della diagnosi dello stato di salute genetico del proprio figlio allarga in maniera esponenziale la possibilità dell’interruzione volontaria della gravidanza.

Ed è proprio su questo aspetto, per nulla un dettaglio, che si focalizza la denuncia dei Ginecologi e degli Ostetrici cattolici e della onlus Pro Vita & Famiglia, che ha fatto eco all’Aigoc con un comunicato stampa.

«Come A.I.G.O.C ha denunciato con preoccupazione – scrive Pro Vita & Famiglia – l’aggiornamento dei Lea (Livello essenziali di assistenza) con l’inserimento nelle prestazioni erogabili dal SSN degli screening prenatali non invasivi è un cavallo di troia pericoloso oltre che un errore totale dal punto di vista degli investimenti nella sanità pubblica. Si fa credere infatti che questa scelta comporti un minore trauma psicologico, ma in realtà non aiuterà né le donne né le loro famiglie. L’anticipazione della diagnosi dello stato di salute genetico del proprio figlio significherà più interruzioni volontarie di gravidanza con la triste e scorretta sintesi che ‘piccolo embrione è uguale a piccolo trauma’ e con una facilità che interpella le coscienze di tutti”.

«Di fatto – dichiarano Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & Famiglia – si tratterà della facilitazione dell’aborto eugenetico come ‘norma e normale’. Di fronte a un mondo che chiede di non discriminare nessuno, ad essere discriminati oltre che eliminati velocemente e presto saranno i down e tutti coloro che non sono ‘perfetti’ secondo i nuovi canoni dell’etica in-civile. Perché tanta fretta? Piuttosto andiamo ad intervenire sulle vere aree di discriminazione come la mancanza di ore garantite a scuola per disabili, il problema delle infrastrutture per disabili, l’assistenza a domicilio. Tanto per offrire una panoramica in questo senso – concludono Toni Brandi e Jacopo Coghe – l’ultima vergognosa testimonianza è stata quella del giovane Marcos Cappato, affetto da tetraparesi spastica, che vive nel comune più ricco d’Italia, ossia Milano, ma che non poteva più usufruire della navetta. Questo sì, un vero e proprio diritto negato».

Secondo l’Aigoc, inoltre, investire in questi aggiornamenti dei Lea «è come investire nell’acquisto di tre bombe atomiche per distruggere 20 formiche: è un uso eticamente, umanamente e scientificamente sbagliato delle scarse risorse della sanità».

«Se vogliamo aumentare la consapevolezza del benessere delle famiglie che affrontano la gravidanza – concludono ginecologi e ostetrici – bisogna piuttosto impegnarsi a diffondere una cultura che sostenga la forza della dignità della persona umana, soprattutto quando questa è più debole, ricordando a tutti che la legge 194 non può essere una legge che incrementa l’aborto eugenetico».