Da “niente allarmismi” e “quando e dove”, a “situazione preoccupante” e “basta rilassamenti”: il cambio radicale del Governatore Vincenzo De Luca da gennaio ad oggi nella gestione della crisi epidemiologica in Campania

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Era il 29 gennaio del 2020 quando, intervenendo nel corso della trasmissione radiofonica “Barba & Capelli” in onda su Radio Crc, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca rilasciava questa dichiarazione: “Il primo messaggio che voglio lanciare è di avere grande tranquillità. Niente allarmismi inutili. Ad oggi in Campania non abbiamo nessun malato di coronavirus”. Ed ancora, rispondendo alle domande in studio, si lasciava andare a messaggi come questi: “Evitiamo di immaginare che ogni colpo di tosse o ogni linea di febbre possa determinare allarmismi – ed ancora – ripeto, evitiamo allarmismi: abbiamo il controllo della situazione e colloqui quotidiani con il Ministero della Salute. Quando e dove dovessero esserci problemi, informeremo per tempo e metteremo in campo tutte le iniziative per dare tranquillità ai nostri concittadini”. “Quando” e “Dove”. Era il 29 gennaio 2020.
Il giorno prima, il 28 gennaio 2020, il Presidente della Giunta regionale aveva convocato tutti i direttori generali delle Asl e degli ospedali. L’incontro, tenutosi a Palazzo Santa Lucia, si rendeva necessario per sensibilizzare “i nostri concittadini ad evitare allarmismi e ad attenersi alle sole informazioni che saranno fornite dal livello regionale con continuità, per evitare la diffusione di notizie prive di fondamento”.
Sempre dalla stessa riunione emerse il convincimento che si dovesse “evitare di confondere ogni sintomo con la presenza conclamata del coronavirus” e che “la presenza del virus richiede tutta una serie di condizioni, tra cui la provenienza dall’area cinese interessata, a cui si uniscono sintomi gravi”.
A pochi mesi da quella riunione, seguita all’indomani dall’intervista a Radio Crc rilasciata da De Luca a “Barba & Capelli”, nel corso della quale il Governatore della Campania lanciava messaggi rassicuranti e ribadiva l’eventualità remota – “Quando” e “Dove” – di un contagio in Campania invitando ad “evitare allarmismi” che potevano ingenerare soltanto “confusione”, il 14 aprile scorso – tre giorni fa – lo stesso Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca parlava di “situazione preoccupante in alcune realtà di Napoli, basta rilassamenti” ed ancora di monitoraggio quotidiano dei casi di contagio in Campania dai quali emergeva una “situazione preoccupante in alcune realtà della provincia di Napoli, dove nei giorni scorsi si sono registrati comportamenti poco responsabili da parte di gruppi di cittadini”, riferendo oltremodo di un impegno delle Asl per “evitare la diffusione dell’epidemia”, ed ancora che l’eventuale “permanere di situazioni di rischio renderebbe inevitabili misure territoriali di quarantena ancora più pesanti”. “Quando” e, soprattutto, “Dove”.
Sullo sfondo, c’è da notare come il Presidente della Giunta regionale campana abbia di fatto sospeso ogni conferenza stampa, come denunciato anche dal consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Alessandro Sansoni. Mentre ha affidato al sito internet della Regione e ad alcuni uomini di punta del Partito democratico eletti in Consiglio regionale la promozione – con tanto di manifesti targati Regione Campania e Partito Democratico pubblicati sulle pagine social degli stessi rappresentanti del partito eletti in Consiglio con tanto di simbolo istituzionale della Regione Campania ed ovviamente del Pd – una campagna iper-social-media che punta a far emergere la vicinanza della Giunta regionale campana alle famiglie, alle imprese e ai meno abbienti con bonus erogabili in ragione del calo di fatturato per le imprese e del numero di figli e della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare per le famiglie.
Tanto di cappello di fronte ad iniziative a sostegno di imprese e famiglie nel momento peggiore di questa emergenza. Ma non si può certo ignorare quello che è successo fino alla metà di febbraio quando, non solo in Campania ovviamente, il mainstream della politica locale e nazionale era tutto orientato a lanciare messaggi rassicuranti come “niente panico”, “no allarmismi”, “l’Italia non si ferma” e soprattutto “Quando e Dove dovessero esserci problemi”.
Oggi, a soli due mesi e mezzo da quelle affermazioni, a tutti i livelli la politica si preoccupa di due cose: occupare lo spazio libero, anzi, la prateria che questa situazione emergenziale sta offrendo ai governatori regionali, ad alcuni (pochi, per la verità) politici nazionali e al Presidente del Consiglio; far in modo che da una situazione di gravità estrema, quale è quella nella quale si ritrova il Paese, possa venir fuori per qualcuno una opportunità.
Per Giuseppe Conte, ad esempio, l’opportunità di restare in sella alla guida di un esecutivo che possa arrivare a fine legislatura e conclamarlo come un leader europeo riconosciuto a livello internazionale che ha fatto dell’Italia in una situazione di emergenza un “modello”. Soltanto pochi mesi fa veniva tirato fuori dal cilindro da perfetto sconosciuto e la satira gli ricuciva addosso la veste del “miracolato” dal M5S.
E per De Luca? Quale potrebbe essere l’opportunità che il Governatore della principale regione del Mezzogiorno – che soltanto due mesi fa veniva dato in calo nei sondaggi nonostante il candidato del centrodestra Stefano Caldoro non godesse del favore del pronostico – potrebbe cogliere da tutta questa situazione? La risposta è semplice: la rielezione a Palazzo Santa Lucia per i prossimi cinque anni.
Conta, perciò, fare un po’ di chiarezza sui mezzi di informazione affinché si sappia, ad esempio, da dove si era partiti (“Quando” e “Dove”) e dove si vuole arrivare sfruttando una situazione surreale nella quale pare emergere paradossalmente proprio chi ha il governo di questa emergenza, perché la popolazione ha bisogno di informazioni e la comunicazione oggi è nelle mani delle figure apicali di governo: i Presidenti delle regioni, il Capo della Protezione Civile, il Presidente del Consiglio.
Ma ora stanno emergendo i fatti per quelli che sono, senza censure o rivisitazioni. E da questi viene fuori con chiarezza la constatazione che ci sono alcuni uomini soli al comando – dal Presidente del Consiglio, fino ad arrivare ai vari Governatori regionali delle regioni più colpite dal coronavirus – che se la cantano e se la suonano a proprio piacimento.
A far emergere questa verità ci hanno provato leader nazionali come Salvini, Meloni ed altri. Ma hanno rivelato scarsa capacità incisiva in questa fase storica. Rispetto a loro anche Conte appare forte, anzi, più forte anche quando cita i suoi avversari facendo “nomi e cognomi” – quindi tirandoli goffamente in una polemica nazionale che li rivitalizza per un attimo dal torpore mediatico e politico nel quale sono caduti – perché, in questo modo, annichilisce la concorrenza interna e si fa paladino di una presunta unità nazionale violata da un’opposizione irresponsabile, che in un difficile momento per l’Italia attacca (sul MES) anziché sostenere responsabilmente un Governo impegnato nella battaglia più importante di sempre, quella per la difesa della vita dei cittadini italiani contro la minaccia del virus invisibile.
E a livello regionale? Cosa succede a livello regionale?
Qui c’è da rilevare un dato: fra i governatori è sicuramente Vincenzo De Luca l’esponente politico più in vista che sta gestendo personalmente l’agenda dell’emergenza Covid-19 nella regione. di riferimento.
In una fase iniziale, infatti, una visibilità non solo locale l’ha certamente avuta Fontana. Il Governatore della Lombardia, autoisolatosi in modo precauzionale in quarantena volontaria all’inizio della crisi quando comparve prima di tutti in tv con la mascherina in volto, ha goduto di una indiscutibile visibilità mediatica e social-mediatica grazie al fatto che l’epidemia, sottovalutata da tutti e inizialmente anche dallo stesso Fontana, è esplosa lì in Lombardia in modo più virulento e devastante. Le affermazioni irresponsabili, poi, fatte dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dal Segretario del Pd Nicola Zingaretti, il primo che affermava che “Milano non si ferma” lanciando il relativo hastag e il secondo che, allegramente, andava a fare l’aperitivo politico proprio a Milano con 100 tra dirigenti e simpatizzanti del Pd locale per poi scoprire una settimana dopo di aver contratto il virus, certamente hanno favorito il Governatore lombardo. Poi, però, l’effetto Conte ha ribaltato un po’ i valori in campo, determinando un graduale ridimensionamento della visibilità del Governatore meneghino.
Ma, con lo spostamento al Sud del contagio, a monopolizzare la comunicazione è stato sicuramente il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca il quale, abilmente, ha portato la gestione della crisi sui social con dirette Facebook quotidiane al pari del Presidente del Consiglio. E si è sbizzarrito con la promulgazione, a volte anche irrefrenabile e continua, di decreti del presidente nello stile dei Dpcm di Conte con i quali, addirittura, smentiva e sconfessava le disposizioni ministeriali emanate il giorno prima da Conte stesso con i suoi decreti ministeriali. Non ultimo, il caso delle librerie che in Campania per De Luca devono restare chiuse (giustamente, ndr). Il Presidente campano è riuscito ad eclissare anche il suo omologo pugliese Emiliano e gli altri governatori regionali meridionali, compreso un politico di lungo corso come Nello Musumeci, governatore della Sicilia, tutti rimasti indiscutibilmente indietro a livello mediatico rispetto al presidente della Regione Campania.
Tutto merito di De Luca?
Direi di no. Per uno che soltanto due mesi e mezzo fa parlava di “quando e dove” rispetto alla probabilità di una diffusione generalizzata del contagio in Campania, è stata una vera fortuna non aver avuto per cinque anni una opposizione politica in Consiglio regionale capace di proporre una reale alternativa.
La stessa opposizione politica che in questa delicata fase è da considerarsi non pervenuta, o se si preferisce, totalmente annichilita dal fenomeno dirompente del De Luca iper-social-media. Un’opposizione fatta da personaggi impalpabili, totalmente assenti in questi mesi di crisi per l’emergenza epidemiologica, fino ad arrivare a Stefano Caldoro, capo del centrodestra in Consiglio regionale e candidato in pectore alle elezioni che si terranno forse in autunno, che al momento è in stato confusionale, incapace di proporre una linea politica rilevante e percepibile rispetto a quella del Governatore.
In un simile quadro di monopolio politico senza avversari esercitato da De Luca, persino un agonizzante ed ormai fuori dai giochi Luigi de Magistris, sindaco di Napoli a fine mandato non più ricandidabile, ha avuto la capacità di riemergere e ritagliarsi quotidianamente una fetta di visibilità politica grazie a un centrodestra assente e non pervenuto neppure nel Consiglio comunale di Napoli.
Unica voce fuori dal coro in Campania è stata, a onor del vero, quella del Difensore civico della Regione Giuseppe Fortunato che, senza alcuna copertura mediatica e non godendo dei mezzi istituzionali e politici messi a disposizione degli amministratori locali eletti e quindi dello stesso De Luca, è intervenuto più volte e sta intervenendo ancora in alcune situazioni di emergenza, diciamo così, “dimenticate” dalla regione e da altre istituzioni locali, consolidando capillari rapporti di fiducia e di stima per aver saputo interpretare le esigenze del territorio e delle categorie.
E’ stato così quando il Difensore Civico è intervenuto per l’allarme sangue (prima che scoppiasse l’emergenza nei pronto soccorso campani) per i talassemici e per i politrasfusi, a cui si è dovuto tardivamente accodare lo stesso De Luca; è stato così quando il Difensore Civico ha manifestato il sostegno concreto a medici e infermieri, denunciando concrete mancanze anche e soprattutto in relazione al riconoscimento di salario logistico e di presidi di protezione personale dal contagio; è stato così quando il Difensore Civico è intervenuto lanciando l’allarme call-center che ha influito concretamente nei processi di remotizzazione e successiva chiusura di importanti aziende del settore come Almaviva, Comdata, Tim, Telecom, Vodafone e Wind a Pozzuoli, Assist e sul fronte delle malattie – anche quelle con il codice epidemiologico “Covid”, e delle stesse quarantene imposte dalle Asl ai lavoratori – unilateralmente trasformate in ammortizzatore sociale retroattivo dalle aziende che hanno così interpretato a loro favore il Dl di Conte del 17 marzo scorso, senza attendere un pronunciamento da parte dell’Inps, pure questo richiesto con esplicito invito al Presidente Inps dal Difensore civico campano.
Inoltre, il Difensore civico della Regione Campania ha promosso, come la Mediatrice Europea Emily O’Reilly, l’impegno dei Difensori Civici d’Europa a monitorare che le politiche messe in atto dai rispettivi governi siano ponderate nel rispetto dei diritti, proporzionate, trasparenti, imparziali, il che è tema centrale che l’intera politica italiana sta eludendo.
Occorre che la stampa, le tv locali e nazionali e l’editoria digitale siano, infatti, attente a quanto accade oltre la politica. Il meccanismo di divulgazione delle informazioni è importante e i responsabili della comunicazione che lavorano al fianco della politica lo sanno bene.
Da questa vicenda, alla fine di tutto, stanno finalmente emergendo alcun e verità, grazie soprattutto all’esistenza di una distinta realtà sociale e popolare, che sola può fronteggiare l’apparato mediatico di chi governa senza condivisione e concertazione da solo i processi di governo nazionali e locali e la comunicazione mediatica.
La prima, indiscutibile e sotto gli occhi di tutti i più onesti analisti, è che la politica italiana ha compreso in ritardo la gravità del problema ed è intervenuta in maniera completamente sbagliata nei primi momenti della crisi, quando, anziché lanciare improbabili hastags, farsi fotografare sorridenti assieme a folle di amici e collaboratori, o denunciare come allarmista chi poneva l’accento con forza sul fatto che questa non fosse una banale influenza ma un serio pericolo epidemiologico globale come poi si è rivelato, si doveva intervenire con rigore bloccando realmente i voli dagli altri paesi e potenziando le terapie intensive e i presidi medici territoriali, a cominciare dai medici di famiglia lasciati da soli a gestire l’enormità del problema nei primi momenti della crisi.
La seconda, è che la politica vive una fase nella quale chi ha il governo della pubblica amministrazione e chi sa utilizzare bene le leve della comunicazione deve perdere l’immeritato grandissimo vantaggio a discapito di chi non dispone di questi benefici e che è arrivato il momento di valorizzare le vere scelte civiche e il vero civismo organizzato, attorno a persone davvero autorevoli e conoscitrici della macchina della pubblica amministrazione, rispetto alle vecchie e pesanti macchine dei partiti, per garantire una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali ed alle scelte concrete da mettere in campo.
La terza e conclusiva verità è che la classe politica non deve più guardare alle burocrazie europee per sperare in un sostegno, ma al contrario deve agevolare quei processi di cambiamento che nascono fra la gente e fanno emergere le competenze e le esperienze necessarie per il mondo post-Covid.