Coronavirus: problema reale o arma di distrazione di massa?

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Siamo ormai entrati anche in Italia in piena psicosi da contagio per la diffusione del Coronavirus.
Proviamo allora a capire qualcosa di più e ad approfondire alcuni aspetti della situazione che a noi appaiono centrali nel dibattito in corso.
Gli infettivologi hanno spiegato che Covid-19 è la malattia provocata da un nuovo ceppo di nCoV (Coronavirus) mai identificato nell’uomo prima del dicembre 2019. Secondo gli scienziati il virus appartiene alla stessa famiglia di quello che ha provocato la SARS, tanto che è stato denominato SARS-CoV-2.
Sempre gli esperti hanno spiegato che il Covid-19 è particolarmente contagioso, anche in virtù del lungo periodo d’incubazione, ma non altrettanto pericoloso.
Di contro, lo diviene in presenza di quadri clinici già compromessi.
Basandoci, allora, sulle evidenze scientifiche e assodato che non esiste il rischio zero, dobbiamo ritenere legittimamente preoccupante, più che la malattia in se, l’eventuale sua eccessiva diffusione in ragione della presunta indisponibilità di strutture sanitarie sufficienti ad ospitare pazienti necessitanti di cure. Ma anche al riguardo, tenere a bada la paura è d’obbligo, ricordando che la maggior parte dei casi risultati positivi ai test presentano lievi conseguenze o sono, addirittura, asintomatici e, pertanto, trattati a domicilio.
Legittime preoccupazioni le nostre, ma caotico e sconsiderato l’allarmismo soprattutto da parte di chi è chiamato a governare un processo e non a subirlo.
Questa una prima considerazione possibile, ma andiamo oltre.
Guardiamo, allora, alle cause ed ai trascorsi non molto lontani.
La comunità scientifica non ha, a tutt’oggi, ancora identificato la fonte dell’infezione; circolano notizie raccapriccianti – anche connesse alla sospetta morte, avvenuta il 4 Febbraio scorso, di Frank Plummer, il direttore del Laboratorio Canadese di armi biologiche situato a Winnipeg che, parrebbe, avesse rapporti e scambi costanti col Laboratorio cinese di Whuan. Del resto, è noto che già nel Luglio del 2014 un’altra morte sospetta, quella di Glenn Thomas, autorevole consulente dell’OMS a Ginevra, accompagnò lo svilupparsi dell’epidemia di Ebola.
Evitando di proseguire su questa via – che varrebbe solo ad essere tacciati di follia – l’intelligenza dei singoli ben consente di approfondire l’argomento, nel mentre sono percepibili i doverosi dubbi che attanagliano. Cartesio ci ricorderebbe, del resto, che l’inizio della conoscenza è sempre il dubbio.
Guardiamo, allora, alla Cina degli ultimi decenni e agli equilibri economico-finanziari mondiali.
La sua ascesa a potenza mondiale è innegabile e non solo per le penne del Financial Times o del Wall Street Journal. Il coronavirus rallenterà la sua crescita, é vero, ma siglerà una tregua nella guerra dei dazi che, con molte probabilità, avrebbe compiuto maggiori danni. Complice o vittima, in pochi lo sanno. Certo è che nel suo ultimo report riguardo la politica monetaria la People’s Bank of China dichiara che le fondamenta dell’economia cinese non sono cambiate e che la durata della crisi da coronavirus sarà limitata. E quando i Cinesi promettono, fanno!
Ma se rincuora la vision circa il futuro della Cina, una nazione culturalmente abituata ai sacrifici, meno lascia sereni il destino del Belpaese, attanagliato da anni dallo spettro della recessione e, se già non “stavamo bene”, ora staremo peggio.
Una reazione isterica la nostra, priva di senso e dominata dal caos. Tutta italiana, verrebbe da dire.
Dopo i primi giorni di spavalderia – quando qualche controllo in più in ingresso, non certo mirato soltanto ai Cinesi, bensì a tutti i viaggiatori provenienti dalle aree interessate dal contagio e qualsivoglia scali facessero, avrebbe di certo lasciato più tranquilli – dove la politica è apparsa sfidarsi più sui temi del razzismo e della xenofobia, che interrogarsi circa il da farsi, siamo passati al terrorismo mediatico e ad un Premier “quasi” in tuta. Tenuta certo consona alla maratona tra le varie e ripetute dirette. Il medesimo Capo del Governo che, sino a qualche giorno prima, aveva negato l’opportunità di controlli accurati.
Ma, del resto, è questa l’epoca dei sondaggi. È il tempo in cui le scelte politiche si orientano secondo il sentire della collettività – dei voti, insomma – e non secondo il buonsenso o il parere dei tecnici.
Eppure non sembra casuale tutto ciò, come non casuale appare l’esperienza cinese.
Un’Italia in ginocchio quella che ci riconsegnano questi ultimi caotici accadimenti, come se poi non lo fosse già abbastanza.
La crisi economica non è più uno spauracchio ma diviene realtà ad ogni minuto che passa tra quarantene e chiusure. Non moriremo di peste, ma di certo periremo per carestia. Nel mentre, le nostre imprese, le nostre banche, le nostre realtà diverranno terra di conquista per altri.
Perché, è lecito chiedersi? Come potremo mai salvarci? Chi mai potrà risollevare la nostra economia ripiegata sotto il peso del panico diffuso e sponsorizzato? Soltanto l’Europa potrà. Se vorrà,c’è da aggiungere.
E, nel mentre eravamo a discutere circa la giustezza del MES, nel mentre provavamo a ritrovare i nostri spazi con un sistema produttivo che, seppur a fatica, cercava comunque di rialzarsi, hanno distrutto ogni speranza e scardinato ogni possibilità di ripresa, realizzando la più grande autostrada agli esurpatori della realtà tutta italiana.
È un film già visto, ma il popolo riempirà le sale alla prima perché la paura rende accettabile tutto. E la gente ha paura: del coronavirus ora, della fame presto.
La grande informazione ha seminato il panico, con l’avallo dei potenti, e l’Europa arriverà a salvarci ancora una volta, boia in camice bianco.
Gestiranno le nostre banche, compreranno le nostre aziende e noi scopriremo che il Covid-19 era solo un’arma di distrazione di massa.