Scuola, stipendi peggiori e boom di supplenti

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Insegnanti e Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario statale degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria) tra i meno pagati tra i dipendenti pubblici ed è quasi il doppio il tasso di precarietà. Lo denuncia Anief (Associazione sindacale professionale) presentando un programma in sette punti per rispondere a questa emergenza. Primo punto del programma, sbloccare i soldi destinati alla scuola dalla legge 133/2008 per aumenti di almeno 200 euro mensili e immediati; secondo, assumere su tutti i posti vacanti anche di Quota 100 e in organico di diritto o in deroga su sostegno; terzo, salvaguardare i ruoli a qualunque titolo già assegnati, in caso di superamento dell’anno di prova; serve poi stabilizzare tutti gli idonei dei concorsi ordinari e straordinari e i precari con 36 mesi, i docenti dalle graduatorie di istituto e gli Ata, educatori, assistenti alla comunicazione al pari dei lavoratori delle cooperative. Il quinto punto del programma Anief prevede di favorire una mobilità ordinaria, annuale con passaggi di ruolo e passaggi verticali; sesto, garantire la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo sancita dalla giurisprudenza; infine, avviare concorsi ordinari regolari con graduatorie nazionali.

“Diventa sempre più indispensabile attuare una svolta nel settore della scuola, dove, però, si continua a tagliare viste anche le riduzioni progressive di spesa pubblica previste nell’ultimo Def – commenta il presidente Anief, Marcello Pacifico – Non ci aspettavamo molto dal vago accordo del 24 aprile scorso, una vera farsa all’italiana, siglato a Palazzo Chigi tra il capo del Governo e gli illusi sindacati maggiori che, dopo avere esultato per i promessi aumenti a tre cifre e il ritorno dei concorsi riservati, sono tornati a minacciare quello sciopero ritirato prima delle elezioni europee”. “Come sapevamo che gli aumenti-mancia del 3,48% del Governo Gentiloni più l’indennità di vacanza contrattuale, di poco superiore allo 0,5%, introdotta da aprile dalla maggioranza giallo-verde, non avrebbero mosso più di tanti i compensi dimezzati rispetto al resto d’Europa dove si lavora anche meno rispetto all’Italia, né recuperato l’inflazione degli ultimi dieci anni (+14%)”, conclude Pacifico.