Scuola, l’Anief: «Diritto a mobilità negato dall’inefficienza»

La denuncia: introdotto un vincolo che lega per un triennio il docente trasferito all'eventuale trasferimento su sede scolastica ottenuto l'anno precedente

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“Nella scuola da sempre un docente di ruolo, dopo l’anno di prova, ha possibilità di spostarsi su una cattedra libera: presenta domanda e si mette in ‘concorrenza’ con altri eventuali candidati per occupare il posto vacante. Da quest’anno non e’ piu’ cosi’: con l’ultimo contratto nazionale sulla mobilità, sottoscritto nel 2019 dai sindacati maggiori, per ridurre la mole di domande presentate dal personale docente è stato introdotto un vincolo discutibilissimo che lega addirittura per un triennio il docente trasferito all’eventuale trasferimento su sede scolastica ottenuto l’anno precedente”. Lo afferma l’Anief in una nota. La restrizione, il blocco triennale, “non si applica” solo “ai docenti beneficiari delle precedenze art. 13 se hanno ottenuto una scuola fuori dal comune o distretto sub comunale dove si applica la precedenza” o “ai docenti trasferiti d’ufficio o a domanda condizionata, ancorche’ soddisfatti su una preferenza espressa”.

In pratica, diventa determinante il codice che si e’ inserito nella domanda precedente: il blocco scatta, infatti, se il candidato ha poi ottenuto il trasferimento a seguito dell’indicazioni precipua del codice della singola scuola (es. IC
Manzoni) o il codice comune di titolarita’ (altra tipologia di posto/passaggi). Mentre non scatta alcun blocco, qualora il trasferimento sia avvenuto a seguito di presentazione della domanda di un piu’ generico codice comune (escluso quello di titolarita’), distretto o provincia.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, “chi doveva tutelare il diritto alla libera mobilita’, i rappresentanti sindacali che hanno partecipato all’ultima contrattazione, non ha avuto il coraggio di affrontare una delle motivazioni che stanno alla base del problema: la pessima assegnazione di moltissime cattedre a tempo indeterminato, la quale ha toccato l’apice con il piano straordinario di immissioni in ruolo del 2015, quando quasi 10 mila docenti furono sbattuti, da un algoritmo impazzito, a centinaia di chilometri da casa, pur in presenza di posti liberi della propria classe di concorso in zone molto piu’ vicine e a volte addirittura sotto casa. Ora, si dice a quegli insegnanti che stanno ancora tentando di avvicinarsi che dovranno fermarsi tre anni. E’ una decisione che si commenta da sola. Contro la quale non possiamo stare a guardare”.