“Scuola, il blocco di 5 anni dei docenti assunti calpesta la Costituzione”

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La sottosegretaria all’Istruzione Anna Ascani spiega i motivi del blocco quinquennale imposto dai docenti che verranno immessi in ruolo a partire dalla prossima estate. “Il provvedimento inserito nel Decreto Scuola – afferma la sottosegretaria – serve a dare stabilita’. Da un lato abbiamo voluto la stabilita’ degli insegnanti che garantiscono la qualita’ del sistema scuola, dall’altro assicurare agli studenti che non cambieranno insegnante ogni anno, ma che potranno avere dei riferimenti stabili. Ai 50mila docenti in piu’ (24mila dal concorso straordinario e 24mila dal concorso ordinario) chiediamo dunque lo sforzo di restare su quelle cattedre per cinque anni. E’ un patto tra l’insegnante e lo Stato, per dare stabilita’. D’altronde e’ proprio quanto detto dalla Ministra Azzolina: non faremo grandi riforme, ma vogliamo dare alla scuola la normalita’ che purtroppo e’ mancata”. Orizzonte Scuola ricorda che il vincolo quinquennale applicato ai neo-assunti e’ stato introdotto dal comma 17-octies del Decreto Scuola, il quale “stabilisce che i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria, l’utilizzazione in altra istituzione scolastica o ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso solo dopo 5 anni scolastici di effettivo servizio nella scuola di titolarita’. Tale previsione si applica a decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l’anno scolastico 2020-2021”.

Anief aveva chiesto “di superare la norma con uno specifico emendamento alla Legge di Bilancio 2020, ritiene tale provvedimento incostituzionale e rilancia la richiesta di mobilita’ straordinaria per tutto il personale di ruolo”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene, in un’intervista concessa ad Orizzonte Scuola, che il blocco di cinque anni rappresenta “un’incursione del legislatore su una norma prettamente contrattuale”, attraverso una legge che “interviene su un argomento cosi’ delicato e complesso quale e’ quello dei trasferimenti che interessa un comparto di 1.300.000 persone. Ma bisogna ricordare – continua il sindacalista autonomo – che dietro un lavoratore c’e’ una famiglia, cosi’ come dietro uno studente c’e’ una famiglia. Stiamo quindi parlando di provvedimenti che interessano 15 milioni di italiani”.