Psicologi: “Il 5% dei ragazzi soffre il mal di scuola”

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E’ un fenomeno preoccupante e in crescita, che incide in modo decisamente negativo sulla qualità della vita di bambini e ragazzi e sul loro approccio alla scuola, sia dal punto di vista cognitivo che relazionale. Il rifiuto scolastico è una sorta di ‘fobia sociale’ che insorge più o meno improvvisamente con il rifiuto di andare a scuola e con reazioni di crisi ansiose e attacchi di panico quando si è costretti.All’avvio del nuovo anno, che dal punto di vista emotivo segna sempre il passaggio da una dimensione più rassicurante e accomodante a una più carica di aspettative e timori, il Centro di Psicologia Ulisse di Torino, da anni specializzato in psicologia scolastica e problematiche dello sviluppo, intende accendere i riflettori e promuovere azioni di prevenzione e sostegno rispetto a un fenomeno che incide su una percentuale fra il 3 e il 5 per cento della popolazione in età scolare. Il rifiuto scolastico interessa la fascia che va dalla scuola primaria, dai 5/6 anni fino ai primi anni della scuola secondaria di secondo grado, ma si manifesta in modo più significativo nei passaggi da un ordine di scuola all’altro.

Talvolta sottovalutato dai genitori, che tendono a giustificarlo come momento a sé (non vuole andare a scuola “perché è preoccupato per una verifica” o “ si è svegliato male”), il fenomeno si caratterizza in realtà per diversi sintomi come malesseri improvvisi, lentezza cronica nel lavoro scolastico, esplosioni di rabbia, frequenza discontinua fatta di ritardi, uscite anticipate fino, appunto, all’assenza prolungata da scuola. Molteplici le cause, in parte riconducibili a fattori ambientali (come episodi di bullismo o situazioni eccessivamente conflittuali in classe), in parte a difficoltà di apprendimento, che possono sviluppare sentimenti di inadeguatezza e inferiorità, in parte ancora alle aspettative, talvolta eccessivamente elevate, dei genitori o alla difficoltà a separarsi dall’ambiente rassicurante di casa.