Povertà educativa, la scuola non basta più: dipende molto dalle famiglie

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Per il 76% degli italiani la principale causa della poverta’ educativa dei minori e’ dovuta alla disattenzione dei genitori. Due terzi degli italiani sostengono di aver sentito parlare di poverta’ educativa e 9 su 10 la giudicano un fenomeno “grave”, tanto che l’83% ritiene importanti le azioni di contrasto per lo sviluppo del paese. Per il 46% la responsabilita’ della crescita dei minori e’ di tutta la comunita’ perche’ la scuola da sola non basta piu’ (11%). Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, per l’impresa sociale ‘Con i Bambini’, societa’ senza scopo di lucro nata per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della poverta’ educativa minorile. In vista della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ‘Con i Bambini’ ha commissionato a Demopolis un’indagine sulle percezioni dell’opinione pubblica in tema di poverta’ educativa minorile, per verificare la consapevolezza dei cittadini e le sensibilita’ da far maturare. Dopo la disattenzione dei genitori, nella percezione dei cittadini la principale causa di poverta’ educativa dei minori e’ per il 67% il disagio sociale, per il 64% lo svantaggio economico e per il 62% la conflittualita’ familiare (62%). Il 59% segnala il degrado dei quartieri di residenza fra le cause della poverta’ educativa. Appena un quarto degli intervistati cita il mancato accesso agli asili nido ed ai servizi per l’infanzia. Manca in Italia – sostengono i promotori – la consapevolezza che la qualita’ della crescita e le basi dell’apprendimento vadano costruite e presidiate nell’infanzia: che il futuro del Paese si costruisca con i bambini. Anche se il 68% degli italiani dichiara di aver sentito parlare di poverta’ educativa minorile, ben il 25% degli intervistati ammette di non sapere effettivamente di che cosa si tratti. Le apprensioni dei cittadini si focalizzano sull’evoluzione emergenziale del fenomeno, sui casi estremi in cui gli esiti della poverta’ educativa, negli anni dell’adolescenza, si manifestano in fenomeni di violenza, dipendenze o fallimenti. Del resto, le maggiori preoccupazioni avvertite dagli italiani, con riferimento ai minori, sono fenomeni per lo piu’ adolescenziali: la dipendenza da smartphone e tablet (66%); bullismo o violenza (61%); la crescente diffusione della droga (56%), l’aggressivita’ nei comportamenti (52%). In un contesto in cui le disuguaglianze sociali ed economiche continuano ad aumentare, per il 63% degli italiani intervistati da Demopolis le probabilita’ di un ragazzo nato da una famiglia a basso reddito di avere successo sono oggi piu’ basse rispetto a 20 o 30 anni fa. “Abbiamo promosso questa indagine – spiega Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini – per confrontarci non solo con i dati rilevati dal nostro Osservatorio e con la domanda che arriva prepotentemente dai territori, ma anche con la percezione del fenomeno nell’opinione pubblica. Il fatto che per la quasi totalita’ degli intervistati la poverta’ educativa minorile sia un fenomeno grave e che incide direttamente sullo sviluppo del Paese ci fa capire che, anche se con alcune sfumature, il livello di preoccupazione sulla dimensione del problema e’ ampiamente diffuso e sentito. Credere pero’ che sia un fenomeno che riguarda solo il Sud (63%) o gli adolescenti (56%) e’ un errore prospettico: la poverta’ educativa, seppur marcata in molte aree meridionali e tra i giovanissimi, come dimostrano i tanti progetti avviati sul territorio nazionale, anche se con diversa gravita’ riguarda tutto il Paese e intacca il futuro dei ragazzi gia’ dalla prima infanzia. E’ proprio da qui che dovremmo affrontare e che affrontiamo il fenomeno”.