L’istruzione in Italia pesa solo l’1,5% della spesa pubblica: è la più bassa in area Ocse

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L’Italia e’ tra i Paesi che investono meno in istruzione e formazione: la spesa pubblica dedicata all’istruzione terziaria rappresenta una percentuale pari a 1,5% della spesa pubblica italiana totale, la piu’ bassa nell’area Ocse. All’inadeguatezza delle risorse corrisponde un dato altissimo di giovani che non studiano e non lavorano, un elevato tasso di dispersione scolastica e un basso numero di laureati. Lo sottolinea il Cnel, secondo cui accanto ad un lieve aumento nel numero di diplomati (che sono il 60,9% dei 25-64enni) e a una piccola riduzione degli abbandoni precoci, segnala il preoccupante fenomeno della dispersione implicita: sono oltre il 7% i ragazzi diplomati alla scuola secondaria che non raggiungono le competenze fondamentali previste in italiano, matematica e inglese. Nella Relazione 2019 del Cnel sulla qualita’ dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali, il Cnel sottolinea “l’urgenza di affrontare le criticita’ del sistema istruzione-formazione nell’ottica di affermare, in concreto, il principio d’uguaglianza e di equita’, anche nella prospettiva di migliorare le competenze e le conoscenze e, dunque, la competitivita’ del sistema Paese”. Queste priorita’ saranno discusse e approfondite con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e le parti sociali in un convegno dal titolo “Istruzione e formazione: la vera sfida per il Paese. Orientamento, Formazione permanente e Parita’ d’accesso”, che si terra’ giovedi’ 20 febbraio (ore 9.30), a Roma, nella sala del Parlamentino del CNEL. “Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – afferma la vicepresidente Gianna Fracassi – ritiene che lo sviluppo sociale economico e democratico del Paese non sia conseguibile senza la crescita delle competenze e delle conoscenze delle persone. Investire in istruzione e formazione migliora anche il tasso di partecipazione al mercato del lavoro e influisce su un preoccupante e marcato processo di spopolamento ed emigrazione in corso da vari anni e che coinvolge anche le aree piu’ sviluppate del Paese. L’istruzione, la formazione e la ricerca sono quindi centrali per lo sviluppo del Paese e per far ripartire l’ascensore sociale”.